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Angri, bimbo muore dopo il parto: la procura iscrive nel registro degli indagati due medici

Sono il ginecologo e l'ostetrica che avrebbero materialmente accudito e seguito la donna durante il parto. L'autopsia effettuata sul corpo del piccolo non avrebbe evidenziato segni di sofferenza. Ma si attendono i risultati completi

Partorisce, ma il bimbo non sopravvive. Lei denuncia tutto ai carabinieri. Sono questi i contorni di un’inchiesta che la Procura di Nocera Inferiore ha ufficialmente avviato due giorni fa, a seguito della testimonianza di una donna di Angri, che nel partorire ha poi scoperto che il figlio era morto poco dopo. Le indagini sono coordinate dal procuratore reggente Amedeo Sessa, che ieri mattina ha conferito incarico per l'esame autoptico, svolto poi poco dopo le 12.00. Nel registro degli indagati sono state iscritte due persone: un ginecologo e un’ostetrica dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore. I due medici che materialmente avrebbero assistito e seguito il travaglio della donna. Diverse le cose da chiarire, in attesa dei risultati medico legali che metterà nero su bianco il consulente della procura, il dottore Giovanni Zotti. Stando alle prime informazioni, non sarebbero emersi segni particolari riconducibili alla sofferenza del bambino. Così come circostanze che possano ricondurre ad un soffocamento. 

La denuncia è stata raccolta dai carabinieri del reparto territoriale agli ordini del tenente colonnello Francesco Mortari, che hanno posto sotto sequestro due giorni fa la cartella clinica della paziente. Il periodo di gravidanza della donna non avrebbe presentato alcun problema. La stessa, affetta da cirrosi epatica - avrebbe svolto delle visite in precedenza a Scafati e che proprio per quella cirrosi, avrebbe ricevuto come consiglio quello di partorire con un parto cesareo. Questo per evitare eventuali conseguenze al proprio figlio, una volta nato, come un’infezione. L’intervento è stato tuttavia eseguito in forma “normale”, in virtù dei tempi trascorsi e incompatibili con un cesareo. La stessa avrebbe raccontato ai carabinieri di aver udito, durante il parto, la circostanza che il piccolo avesse il cordone ombelicale attorno al collo. Tutti elementi da approfondire per gli investigatori, una volta che saranno depositato i risultati dell’autopsia. Uno dei legali difensori precisa tuttavia che i dettami e le linee guida dell'intervento sono stati rispettati. Spetterà alla Procura di Nocera Inferiore accertare presunte ed eventuali responsabilità da parte del personale di reparto, con la ricostruzione dell’iter seguito dalla donna, una volta giunta all’ospedale Umberto I.      

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