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Cronaca Angri

Angri, minacce e favori per lavori al cimitero: in 7 a processo

Le accuse vanno a vario titolo per molti degli indagati dall’associazione a delinquere all’illecita concorrenza, fino all’appropriazione indebita

Partirà a settembre il processo su 7 persone coinvolte nell' "affaire" cimitero ad Angri. L'indagine nacque dalla denuncia presentata da una donna che in visita al cimitero a un proprio caro non trovò il proprio congiunto nel suo loculo, con un'altra salma al suo posto e la conseguente richiesta di spiegazioni. Le accuse vanno a vario titolo per molti degli indagati dall’associazione a delinquere all’illecita concorrenza, fino all’appropriazione indebita.

L'indagine

I fatti contestati abbracciano un periodo dal 2011 al 2012. Stando alle indagini, alcuni dei coinvolti lavoravano per una cooperativa, altri invece erano necrofori. Due degli imputati rispondono di appropriazione indebita, perché si sarebbero appropriati del cassettino della tomba di un defunto, ricevendo 100 euro in contanti dal figlio dello stesso per l’acquisto di un più grande e diverso cassettino. Tra le accuse vi è anche la calunnia, con vittima il direttore del cimitero. Fu accusato di «aver estorto somme di denaro per la realizzazione di alcune tombe». Lo stesso ex direttore, però, è accusato  di concussione: la procura gli contesta di aver abusato della sua posizione, tentando di costringere cinque persone a far eseguire dei lavori per la realizzazione delle tombe per i rispettivi familiari ad un’impresa in particolare. Procurando un vantaggio anche al titolare di quest’ultima. Ma i familiari si rifiutarono, optando per l’impresa di quella finita ora sotto processo. 

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