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Angri, beni confiscati a clan locale: Cassazione respinge ricorso di una famiglia

Sono stati confermati dalla Cassazione le confische immobiliari a carico di G.F. , a capo dell'omonimo clan ad Angri, e di alcuni dei suoi familiari. I giudici hanno rigettato i ricorsi presentati dalle difese

Sono stati confermati dalla Cassazione le confische immobiliari a carico di G.F. , a capo dell'omonimo clan ad Angri, e di alcuni dei suoi familiari. I giudici hanno rigettato i ricorsi presentati dalle difese, rispetto a quanto deciso il 13 novembre 2017 dal Tribunale di Salerno, con originario decreto di confisca risalente al 2012, con misura di prevenzione della sorveglianza speciale per G.F. per tre anni, con obbligo di soggiorno nella città di residenza

La storia

I beni erano stati bloccati in ragione della personalità dell'uomo, "soggetto connotato da pericolosità, per essere stato condannato con sentenze definitive o comunque confermate in appello per delitti contro il patrimonio, contro la persona, sfruttamento della prostituzione, porto illegale di armi e usura, quest'ultimo reato in grado di valergli il soprannome di "pronto soccorso". E ancora, estorsione. Su questi presupposti è stata confermata la ritenuta incongruenza dei redditi di G.F. rispetto "ai costi sopportati per l'acquisto del terreno e la costruzione dell'immobile e alla riconducibilità, di almeno parte dei proventi impiegati". Stessa decisione per i familiari, i quali per la difesa potevano essere richiamati nella loro posizione "con effetto estensivo della impugnazione". Come già stabilito in passato, l'incongruità della proprietà rispetto alle risorse lecite da aprte del prevenuto e del suo nucleo familiare era stata confermata. Nel 2005, il terreno-immobile fu acquistato dalla moglie di G.F. , con riconoscimento di ruolo determinante nell'intervento del coniuge per la compravendita. 

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