Cronaca

Angri, prodotti rubati e rivenduti all'insaputa dei titolari di una farmacia: 5 indagati

Uno smercio illegale di farmaci e altri prodotti sono al centro di un'indagine della Procura di Nocera Inferiore. Le accuse vanno dall'associazione a delinquere finalizzata alla rivendita illecita, ricettazione e furto.

Uno smercio illegale di farmaci e altri prodotti sono al centro di un'indagine della Procura di Nocera Inferiore. Vittima una farmacia ad Angri, con cinque persone raggiunte da misura personale (ma gli indagati sono undici) tra divieti di dimora e obblighi di firma alla p.g. , con accuse contestate di associazione a delinquere finalizzata alla rivendita illecita, ricettazione e furto. L'indagine è stata condotta dal sostituto a Nocera, Anna Chiara Fasano. 

I ruoli

Al centro dei furti vi sarebbe stata una dipendente addetta alle vendite, autorizzata a gestire direttamente i farmaci, ma coinvolta nel traffico all'insaputa dei titolari. La donna avrebbe programmato - secondo le accuse - un "sistema" per trafugare i prodotti consegnandoli ai complici e facendoli apparire come acquisti leciti, eludendo la sorveglianza dei titolari della farmacia.  Il gip ha firmato quattro divieti di dimora per la dipendente, il marito e altre due donne, mentre l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per una quinta persona, riqualificando il reato di appropriazione indebita in furto. Resta in piedi, così come prospettata dall’accusa, l’organizzazione con la formula dell’associazione a delinquere, impegnata ad eseguire una sistematica sottrazione con la successiva cessione di prodotti e farmaci gestiti dalla farmacia, con una puntuale distribuzione di compiti nel gruppo. In particolare, la struttura del gruppo era individuata con il vertice della dipendente, definita «vero centro nevralgico dell’organizzazione, che riceveva le richieste di medicinali e prodotti con contatti telefonici», con il ruolo dei complici di una seconda donna, che si fingeva una cliente con prescrizioni mediche false o ripetutamente adoperate, «facendo apparire lecita la consegna e invece ottenendo la consegna di altri prodotti rispetto a quelli richiesti», con la dipendente che si sarebbe impossessata dei prodotti nascondendoli in borsa o nei sacchi dei rifiuti, fingendo di gettarli via, stando attenta a ricevere personalmente i sodali nell’esercizio commerciale. 

Le accuse 

Il gruppo si avvaleva della complicità di un uomo, marito della dipendente, che in molti casi ritirava le buste con i farmaci sottratti che venivano poi distribuiti ai clienti della donna. I carabinieri hanno individuato alcuni acquirenti, senza però provare se esistesse un mercato nero dei farmaci, che resta dunque solo un'ipotesi. Nel giro c’erano anche diversi clienti della farmacia, di cui la donna-dipendente sapeva di fidarsi, per sottrarre i prodotti e poi cederli. Una di queste era ritenuta quale suo “braccio destro”, in particolare per le prescrizioni mediche e lo smistamento dei farmaci. Il marito era invece colui che riceveva i beni dalla seconda donna o da altre persone, mentre una terza manteneva i contatti per scambiare informazioni con la dipendente e la complice. Il quinto uomo, invece, reperiva le prescrizioni mediche da utilizzare in farmacia, ricevendo farmaci dopo aver preannunciato il suo arrivo. Il giudice ha riconosciuto la sussistenza di «rapporti stabili e diretti collegamenti tra i soggetti», con l’esistenza di un sistema consolidato e stabile. In particolare, l’inchiesta si è avvalsa di intercettazioni ambientali, telefoniche e video, con l’avvio dell’attività investigativa a partire dalle denunce della parte lesa, che aveva scoperto come nel bilancio vi fossero delle perdite considerevoli, senza un'apparetne spiegazione. Gli ammanchi sistematici prodotti dal gruppo, protratta fino al 2020, sono ricollegati alla procedura di concordato fallimentare in atto alla sezione del tribunale civile di Nocera Inferiore, con l’esposizione debitoria a trovare ragione, su un binario giudiziario differente. 

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