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Angri, "ladro" di corrente graziato dai giudici: "Rifate il processo"

Secondo un ricorso presentato dal suo legale di fiducia, i giudici avevano però espresso il proprio giudizio facendo solo una ricostruzione parziale di quanto emerso durante il processo

Condannato per furto di energia elettrica, la Cassazione decide però per un rinvio alla Corte d’Appello di Napoli per un nuovo processo. I fatti sono del 2011 e riguardano il 42enne R. A., proprietario di un immobile ad Angri, condannato tempo fa a 9 mesi di reclusione. Era stato scoperto mentre manometteva il contatore dell’Enel per consumare energia elettrica, evitando dunque di pagarla. Secondo un ricorso presentato dal suo legale di fiducia, i giudici avevano però espresso il proprio giudizio facendo solo una ricostruzione parziale di quanto emerso durante il processo. In buona sostanza, il tecnico dell’Enel, secondo il ricorso, dichiarò di non essere in grado di stabilire se vi fosse stato un prelievo illecito di energia elettrica. Per i giudici di Salerno invece il reato fu effettivamente consumato perchè la base del contatore era aperta, con le viti rimosse. Da qui, la conseguenza di aver determinato l'allarme elettronico antitamper e impedito la registrazione dei consumi. 

Il furto solo "tentato"


Per la Suprema Corte «poco rileva la circostanza che i cavi non fossero stati rinvenuti, all’atto della verifica, inseriti nella morsetteria, in quanto lo sfilamento dei morsetti è operazione che richiede pochi attimi e ben può essere stata realizzata all’atto in cui ci si è resi conto dell’arrivo dei verificatori. Tuttavia nessuna delle sentenze di merito spiega come e quanta energia elettrica sia stata sottratta e, soprattutto, come si concilierebbe la sottrazione con l’affermazione del giudice di primo grado secondo cui, non appena viene manomesso il contatore, scatta il dispositivo di allarme e l’energia elettrica viene interrotta». Se vi fu interruzione di energia elettrica quando scattò l’allarme toccherà stabilirlo ai giudici della Corte d’Appello di Napoli. Per la Cassazione il furto presunto «è rimasto allo stadio del tentativo». 
 

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