Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Sposa un'africana e va sotto processo: il sindaco scrive a Mattarella

L'uomo è stato rinviato a giudizio per aver favorito l'immigrazione clandestina. Aveva sposato una donna africana, alla quale era però stato negato il visto in ambasciata. Ora sarà processato, ma intanto ha chiesto aiuto al sindaco Ferraioli

Denunciato e sotto processo perchè avrebbe favorito l'immigrazione clandestina, dopo aver tentato di portare in Italia una donna senegalese, che aveva sposato poco prima. Questa mattina il sindaco Cosimo Ferraioli ha incontrato Gennaro Pappalardo, per poi scrivere una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L'incontro è avvenuto al Comune. Questo il resoconto del primo cittadino: "Nell'occasione, il signor Pappalardo ha raccontato nei dettagli la storia di cui è involontario protagonista: pur sposato con una cittadina nigeriana residente in Senegal a seguito di un matrimonio regolarmente trascritto in Italia,  gli è stato impedito di vivere con la moglie in Italia, per mancata concessione del visto d’ingresso alla legittima consorte, ed, inoltre, lo si vuole addirittura processare per “favoreggia-mento del’immigrazione clandestina”. Il sindaco ha promesso all'uomo di prendere a cuore la vicenda e di fare tutto il possibile per giungere ad una positiva soluzione. Questo un estratto della lettera inviata al Presidente della Repubblica

Il signor Gennaro Pappalardo ha sposato in Senegal, amandola ed essendone riamato, la signora Patricia Ehiaghe di nazionalità nigeriana. Come ogni vera storia d’amore, anche questa che può sembrare solo il frutto di una coincidenza o di un caso fortunato, è segnata dalla determinazione di amare l’altro con umiltà, fede e coraggio. Gennaro, per tutti Rino, persona mite e laboriosa (operaio specializzato che lavora in una ditta angrese per la creazione di vetri artistici), 54 anni, da sempre attratto dall’Africa e dalla purezza dell’arte africana, ha conosciuto Patricia, una nigeriana di lingua inglese residente in Senegal, di fede cristiana evangelica, su di un sito comparso per caso sul suo profilo Facebook. Dopo essersi frequentati e conosciuti, hanno deciso nel febbraio del 2015 di sposarsi e di vivere in Italia. Poiché il signor Pappalardo, seppure separato da sette anni, non aveva ancora divorziato, il matrimonio è stato dichiarato “nullo” e la donna, che ormai riteneva sua moglie a tutti gli effetti, non ha avuto il visto di ingresso in Italia. Ottenuto il divorzio, nell’agosto del 2016, i due si sposano nuovamente e il matrimonio è regolarmente trascritto in Italia, all’ufficio anagrafe e stato civile del comune di Angri, ma il visto d’ingresso è nuovamente negato dall’Ambasciata Italiana. La motivazione del rifiuto è quella dell’esistenza di un processo penale aperto nei confronti del signor Gennaro Pappalardo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reato per il quale lo stesso è stato rinviato a giudizio il 14 marzo 2017. La prima udienza dibattimentale è stata fissata per il 22 febbraio 2018"

 "Il signor Gennaro Pappalardo e la signora Patricia Ehiaghe, marito e moglie per lo Stato italiano - si legge - sono divisi ormai già da due anni e per poter vivere insieme dovranno attendere la conclusione di un processo dall’incerta durata. Seppur consapevoli che la giustizia deve legittimamente fare il suo corso e fiduciosi nel positivo esito della vicenda giudiziaria è pur vero che il signor Pappalardo, per aver commesso solo un peccato d’ingenuità, non può essere trattato alla stregua di un trafficante di esseri umani. Rino, tutte le volte che può, va a trovare Patricia. L’amore per Patricia è un amore sincero e semplice, che ha coinvolto e commosso l’intera comunità angrese. Per questo, signor Presidente, Le chiedo di fare quanto è nelle Sue possibilità per consentire ai due coniugi di poter vivere, finalmente insieme, e al più presto, in Italia”

Il visto era stato negato dall'ambasciata, dopo che la stessa aveva rivelato - ascoltando la donna - alcuni elementi poco chiari quando aveva spiegato il perchè avesse sposato quell'uomo. Tra questi, non ricordare il suo nome di battesimo

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