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Angri, abusi su minore di 4 anni: giudice dispone nuove indagini

Il gip respinge la richiesta di archiviazione della procura che non ravviserebbe elementi di prova per una violenza sessuale. La persona indagata è il compagno della nonna, che vive con il bimbo, i cui genitori sono separati

Abusi sessuali su un bimbo di quattro anni: il gip Alfonso Scermino rigetta l’archiviazione della procura, disponendo nuove indagini. L’obiettivo è far luce su una vicenda dai contorni scabrosi e i cui aspetti emergono per la prima volta alla fine del 2014, quando un bimbo di Angri di soli 4 anni, figlio di genitori separati, assume comportamenti strani e ambigui che ne giustificano una visita neuropsichiatrica. Stranezze traducibili in reazioni violente e urla, secondo una relazione dell’Asl di Salerno. Il piccolo vive in casa della nonna materna, che condivide la sua vita con un uomo, un operaio di 48 anni di Sant’Antonio Abate, oggi indagato. Stando al lavoro di chi visitò il minore, vi sarebbero segni di maltrattamenti e abusi sessuali. Circostanza sulla quale si apre un ragionamento, dopo aver sottoposto il bimbo ad alcuni trattamenti con tanto di simulazioni e averne registrato i risultati. Tra questi, le parole pronunciate dal piccolo, una in particolare che utilizzerebbe più volte per indicare il compagno della nonna.

Oppure, sulle reazioni violente che lo stesso ha, quando al suono di un cellulare, gli si viene detto che a chiamare sono «solo determinati familiari». Un comportamento che, tuttavia, non assumerebbe se si tratta della mamma o del papà. I primi cambiamenti furono notati dal padre nel momento in cui il figlio rifiutava di abbassarsi i pantaloni, ogni volta che gli veniva chiesto. La famiglia notò successivamente un rossore nella zona dell’ano, oltre all’associare quel segno - sempre da parte del bimbo - alla pronuncia di quella parola riconducibile al compagno della nonna. Una delle tecniche utilizzate dai medici dell’Asl fu quella di consegnare al piccolo una serie di bambole maschili e femminili, oltre a quelle che ricordavano degli infanti. Quando prese quelle bambole, il ragazzino le dispose in modo tale da simulare un atto di sodomia e, poi, uno sessuale. Anche in quell’occasione, pronunciò la medesima parola. Agli atti ci sono anche dei video che testimoniano la reazione violenta del minore. Per la procura non ci sarebbe violenza, ma il gip ha disposto un ulteriore supplemento investigativo di tre mesi.

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