Contrabbandieri di sigarette greci ad Angri, multa legata alla sentenza da ricalcolare

Ciò significa che bisognerà ripetere l’udienza preliminare e decidere sulla base del pronunciamento della Suprema Corte.

Foto archivio

È stata annullata senza rinvio, con prosieguo dopo restituzione degli atti al Tribunale di Nocera Inferiore su disposizione della Cassazione la sentenza di condanna a carico di due cittadini greci imputati per contrabbando di sigarette ad Angri nel 2019, inizialmente ammontante a due anni di reclusione. Ciò significa che bisognerà ripetere l’udienza preliminare e decidere sulla base del pronunciamento della Suprema Corte.

La storia

Sulla vicenda, in particolare sull’ammontare complessivo della multa disposta dal giudice dell’udienza preliminare, è intervenuto il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Salerno, che ha richiamato una decisione della Corte Costituzionale sulla proporzionalità e sul danno causato in materia di violazioni e traffici in contrasto con le leggi sui Monopoli di Stato. All'inizio, il patteggiamento calcolava due anni e 18 milioni di euro di multa a carico dei due contrabbandieri, con la decisione finale richiamata dal gip con una istanza precedente dell’avvocato difensore a sottolineare la giustezza di quanto poi deciso in sentenza, con una cifra più bassa. In particolare, la questione sollevata dal procuratore generale riguarda una pronuncia della Corte costituzionale, che stabilisce l’eccezionalità del danno causato allo Stato e quindi giustifica corrispettivi da versare anche molto esosi. In questo caso la vicenda riguardava complessivi 4.415 chilogrammi di tabacchi lavorati esteri scaricati da un camion in possesso dei due, con il procuratore generale a calcolare oltre 6 milioni e mezzo di euro da addebitare a carico degli stessi imputati. Un problema di multa, in realtà, si ricollega alla problematica sociale connessa al reato.

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La motivazione

«Nel caso in esame la quantificazione viene effettuata con una sanzione pecuniaria di cinque euro per ogni grammo di tabacco oggetto della condotta contestata, conteggiando oltre 42 milioni di euro, cifra da rivalutare poi al ribasso nell’eventuale pena concordata. L’iter in questo senso risulta legittimo nonostante la cifra stratosferica - come scrivono i giudici - senza alcuna violazione, in ragione della proporzionalità della pena stabilita e sancita anche dal vaglio di costituzionalità richiamato nella sede attuale». 

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