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Puglia-Agro nocerino, truffa sui finanziamenti europei: imprenditore di Angri libero

Il Tribunale del Riesame lo ha ora liberato del tutto. E' difeso dal legale Marco Cucurachi. Carenza di gravi indizi di colpevolezza la tesi sostenuta dalla difesa

È tornato in libertà l’angrese M.F. , coinvolto nella maxi-operazione della procura Antimafia di Bari, la “Grande Carro”, nel corso di un’indagine per truffe, aggravate dal metodo mafioso, a danno dell’Unione Europea, per avere fondi pubblici. Il 27 ottobre, l'uomo era finito in carcere. Poi ai domiciliari, dopo interrogatorio di garanzia. Il Tribunale del Riesame lo ha ora liberato del tutto. E' difeso dal legale Marco Cucurachi. Carenza di gravi indizi di colpevolezza la tesi sostenuta dalla difesa

La storia

Le indagini svolte dai carabinieri del Ros e dei comandi provinciali avevano portato all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Bari nei confronti di 48 persone, con accuse a vario titolo per associazione di tipo mafioso, riciclaggio, estorsione, concorrenza illecita con minaccia o violenza, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi ed esplosivi, fino alle truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche, con il coinvolgimento dell’angrese M.F. , con ipotesi di reato di truffa aggravata dal metodo mafioso. I militari avevano eseguito il sequestro preventivo di quote societarie per tre milioni di euro. La posizione dell'angrese si inserisce in un articolato meccanismo fraudolento finalizzato alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche nel settore agricolo ai danni dell’Ue, facendo da tramite con società bulgare, fatte risultare al contempo costruttrici di macchinari industriali ed acquirenti di prodotti agricoli. I provvedimenti partivano da un’indagine avviata dal Ros. Strutturato in “batterie”, il gruppo avrebbe sviluppato un fenomeno di modernizzazione criminale verso un più evoluto modello di mafia degli affari. Le indagini avevano documentato l’esistenza di una batteria attiva a Foggia e provincia, con interessi su Rimini e alta Irpinia, nonché in Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca. Il gruppo, per l’accusa, a vario titolo avrebbe esercitato una pressione estorsiva su aziende agricole, ditte di trasporti e di onoranze funebri, società attive nella realizzazione di impianti eolici e nel settore delle energie alternative, le quali, a seguito di sistematica attività intimidatoria, per il versamento di percentuali sui ricavi e sui lavori ottenuti, venivano costrette ad affidamenti di subappalti al gruppo criminale.

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