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Cronaca

Corruzione: 5 arresti del Ros, in manette anche l'ex pm Penna e la sua compagna

Le accuse sono quelle di corruzione per l'esercizio delle funzioni, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità

In manette Roberto Penna, già sostituto procuratore presso il Tribunale di Salerno. Sono finiti nei guai il magistrato ed avvocati e imprenditori destinatari di misure cautelari restrittive: il gip di Napoli ha emesso una misura cautelare in carcere, con il beneficio dei domiciliari nei confronti di Penna, all'epoca dei fatti sostituto procuratore a Salerno, nonchè della sua compagna, Maria Gabriella Gallevi, l'avvocato del Foro di Salerno, e gli imprenditori F.V., U.I e F.L., quest'ultimo generale della Finanza in quiescenza ed ex comandante della Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di finanza di L'Aquila.

Le accuse

Le accuse sono quelle di corruzione per l'esercizio delle funzioni, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità. Il magistrato avrebbe fornito informazioni coperte da segreto investigativo, riguardanti abusi edilizi, agli imprenditori coinvolti, aderenti ad un consorzio, mentre la sua compagna avrebbe ottenuto incarichi professionali proprio grazie al magistrato che, dal canto suo, avrebbe omesso di procedere nelle indagini sul conto degli imprenditori indagati.

Le indagini

Era lo scorso 14 luglio quando i carabinieri del Ros, su delega dell'ufficio inquirente partenopeo (pm Ardituro e Fratello), hanno eseguito una serie di perquisizioni nei confronti degli arrestati. L'attività d'indagine dei carabinieri, che va dall'ottobre 2020 al luglio 2021, ha fatto emergere una sorta di "patto corruttivo" tra il magistrato, a conoscenza, per ragioni d'ufficio, di informazioni coperte da segreto, e gli imprenditori del consorzio, i quali, avvalendosi della sua compiacenza, sarebbero riusciti a evitare i provvedimenti interdittivi della Prefettura di Salerno, dove, peraltro, il consorzio in questione aveva la sua sede. Gli imprenditori, sempre con l'aiuto del magistrato, avevano intenzione di allacciare rapporti privilegiati con i funzionari del Palazzo di Governo di Salerno, per far inserire il consorzio nella cosiddetta "white list".

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