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Scandalo Ipervigile Srl: 5 arresti e raffica di sequestri della Finanza

Le indagini sono state avviate dalla Procura di Nocera Inferiore da una segnalazione, effettuata dalla Banca d’Italia, nell’ottobre 2013, per l’ammanco di oltre 9,8 milioni di euro nel caveau della società

Gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno, su delega della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore,  hanno condotto agli arresti domiciliari D.S F, P. F, V. F, S. M. A e G. P, e sequestrato preventivamente valori, beni mobili ed immobili, per oltre 12 milioni di euro e quote azionarie e di partecipazione di 21 società sull’intero territorio nazionale. Le indagini sono state avviate da una segnalazione, effettuata dalla Banca d’Italia, nell’ottobre 2013, per l’ammanco di oltre 9,8 milioni di euro nel caveau della società Ipervigile S.r.l..Nel mirino degli inquirenti sono finite oltre 20 società tutte amministrate formalmente da prestanome e riconducibili alla famiglia De Santis di Nocera Inferiore, che da anni opera nel settore della vigilanza privata. Sono state raccolte informazioni anche attraverso le dichiarazioni di oltre 80 dipendenti; è stata esaminata la documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni locali; sono stati eseguiti rilevamenti ed acquisite notizie presso l’Agenzia delle Entrate, l’Inps., la Camera di Commercio e la Prefettura.

All’esito delle investigazioni è stata scoperta un’ organizzazione facente capo alla famiglia De Santis, che, attraverso S.M. A e G.P, aveva creato una “galassia societaria” strutturata come una holding di tipo personale - costituita da numerose imprese di cui avevano direttamente o indirettamente la gestione (tramite soggetti prestanome, per lo più ex dipendenti) - attraverso la quale avevano dato vita ad vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di condotte penalmente rilevanti riconducibili a bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita aggravata per oltre 9,8 milioni di euro, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di Iva, omesso versamento all’Inps di ritenute previdenziali ed assistenziali, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate e violenza privata.

È stato accertato come il meccanismo delittuoso perpetrato consistesse dapprima nello “spogliare” alcune di tali società di tutte le componenti produttive (attraverso cessioni di azienda o rami di azienda) e, successivamente, nel lasciarle fallire e/o farle cessare, gravate da considerevoli debiti tributari che, in conseguenza della spoliazione, divenivano inesigibili, con grave danno per l’Erario. Le cariche societarie venivano intestate a dipendenti e/o consulenti delle società del Gruppo “De Sanctis”, i quali nella maggioranza dei casi erano intimiditi e costretti ad accettare quanto proposto per conservare il posto di lavoro. Chi non accettava veniva sottoposto a turni di notte, umiliazioni, minacce ed emarginato. In particolare, per quanto riguarda i lavoratori, la strategia era quella di non versare alcuna contribuzione previdenziale e assistenziale e di far fallire le società.Anche il mancato versamento di tributi delle società costituiva un vera e propria costante, un vero e proprio metodo scientifico adottato dalla famiglia De Santis. 
 
Le società, dunque, venivano fatte fallire distruggendo od occultando le scritture contabili o venivano messe in liquidazione, in modo da rendere impossibile per l’Agenzia delle Entrate riscuotere i crediti: operazione ostacolata anche dal fatto che i soggetti formalmente rappresentanti legali (teste di legno) non risultavano avere disponibilità finanziarie per far fronte al debito contratto dalla società, solo formalmente amministrate. Gli accertamenti hanno permesso di rilevare 11 casi di fallimento di società del gruppo, nei quali non sono mai state prodotte e consegnate ai curatori fallimentari le prescritte scritture contabili, al fine di non consentire agli organi del fallimento la ricostruzione delle vicende imprenditoriali con specifico riferimento al periodo cronologico antecedente alla declaratoria di fallimento. Nel frattempo il “Gruppo De Sanctis” creava nuove società, con denominazioni simili a quelle delle società morienti, oppure ne acquisiva altre operanti nello stesso settore della vigilanza privata. 

Il meccanismo consentiva anche di incassare i contributi per la riassunzione agevolata di lavoratori in mobilità o licenziati, nella forma degli sgravi contributivi. I De Santis infatti licenziavano i propri lavoratori e li riassumevano con un’altra società apparentemente estranea (in modo da avere diritto alle sovvenzioni) e in realtà sempre gestita dai medesimi, con un meccanismo che ha consentito di percepire indebitamente ai danni delle casse pubbliche centinaia di migliaia di euro. Le Fiamme Gialle hanno accertato anche episodi in cui nel caveau della società Ipervigile venivano sostituite banconote genuine con altre false, su ordine di De Sanctis F. e con la collaborazione dei suoi familiari e dei dipendenti capi-conta. Per le banconote false veniva quindi chiesto il rimborso alla Banca d’Italia, mentre quelle genuine venivano sottratte. Dunque, tutte le società facenti parte del “Gruppo De Sanctis” sono state ritenute costituire una struttura apparente, dietro la quale si celava in realtà un’impresa unitaria gestita dai componenti della famiglia.  

Questa nuova inchiesta è la prosecuzione di un’indagine svolta nel febbraio 2015 a carico della società BsK Secumark Servizi Fiduciari Salerno srl, che ha portato agli arresti domiciliari alcuni componenti della famiglia. 

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