Attentato a Barcellona, il racconto di una salernitana in vacanza con la famiglia

A raccontarci quei drammatici momenti, tra gli altri, anche la moglie del salernitano Gianluca Marino, in vacanza a Barcellona

Due italiani sono morti nell'attentato a Barcellona: Luca Russo, di Bassano del Grappa, provincia di Treviso, che si trovava nella città catalana con la ragazza, rimasta ferita ma non in gravi condizioni. L'altra vittima è Bruno Gulotta 35enne di Legnano in vacanza con la compagna e due figli. Altri tre italiani sono rimasti feriti come risulta all'ambasciata italiana in Spagna che conferma come due dei nostri connazionali sono stati già dimessi, mentre il terzo non è grave. La polizia conferma che tra le persone rimaste uccise ci sono tre tedeschi e un belga. Feriti 26 francesi, 11 dei quali sono in gravi condizioni.

Leggi>>>Le testimonianze dei salernitani

Caccia ad un diciassettene che potrebbe essere l'autore del massacro di ieri pomeriggio sulle Ramblas di Barcellona, dove un furgone lanciato sulla folla ha ucciso 13 persone, tra cui due italiani, ferendone oltre 130. Si tratta di Moussa Oukabir, marocchino, incensurato, che viveva fino a ieri con i genitori a Ripoll, nella regione autonoma del nordest della Spagna. Intanto, a raccontarci quei drammatici momenti, tra gli altri, anche la moglie del salernitano Gianluca Marino, in vacanza a Barcellona. Di seguito, la testimonianza di Olga Principe:
 

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Ho chiamato Gianluca e stava vicino piazza Catalogna e mi ha detto di uscire, ma non ero ancora pronta. Così è salito su: faccio presente che stavamo al primo piano e sotto c'era il ristorante turco, dove credevano che si fosse rifugiato  il terrorista.  Appena apre la porta, sentiamo urla e rumore di cose lanciate in aria. Il primo pensiero è stato: è un attacco terroristico. Ci affacciamo e vediamo scene di panico: persone che correvano e dei poliziotti rincorrere un furgoncino bianco...si sentono degli spari e, tempo qualche minuto, la Ramblas è tutta serrata. Negozi chiusi e poliziotti con i mitra che puntano al ristorante...non possiamo muoverci. Ci dicono di non aprire a nessuno, solo alla polizia.  Nessuna possibilità di rientrare, dovevamo attendere e basta. Solo in serata, sono venuti dei poliziotti che hanno chiesto informazioni e ci hanno detto che in mattinata avremmo potuto lasciare l'albergo e partire ed hanno aggiunto di andare molto presto all'aeroporto perché ci sarebbero stati molti più controlli e posti di blocco.

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