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Pagava il "pizzo" ad una prostituta per non perdere le figlie: ci sarà il processo

La vittima è una giovane prostituta che "lavorava" sul litorale battipagliese, sottoposta al pizzo da una donna più anziana. L'imputata, finita a processo, minacciava l'invio di foto compromettenti ai servizi sociali

Per prostituirsi doveva pagare il "pizzo" alla collega, più anziana di lei, che la minacciava di pubblicare le foto che la ritraevano in strada, mentre si prostituiva, con il rischio di farle perdere anche le figlie. Un pizzo di circa 250 euro a settimana, pagato da una ragazza di 24 anni per almeno sei mesi. Fino a quando la stessa non si ribellò

L'indagine

La ragazza rischiò di finire nelle grinfie di sfruttatori di nazionalità albanese, quando decise di non pagare più quella "tassa" all'altra donna, che avrebbe invece cominciato a minacciarla in maniera ancora più esplicita. La decisione di denunciare arrivò quando notò fuori alla scuola di Montecorvino, dove andavano le sue figlie, proprio la "collega" di strada. Da lì, la decisione di denunciare tutto ai carabinieri. La 40enne romena, esattrice della giovane, è stata rinviata a giudizio, con le accuse di estorsione, sfruttamento della prostituzione, minaccia e violenza privata. Le indagini risalgono all'aprile del 2015, quando la giovane cominciò a prostituirsi, obbligata a seguire le "regole" della donna più anziana. Fino ad ottobre di quello stesso anno, la vittima avrebbe pagato la sua quota per restare in strada, evitando che le foto della sua attività finissero ai servizi sociali, che le avrebbero - secondo la minaccia dell'imputata - fatto perdere le figlie. 

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