Minacce ed estorsione a persone disabili, resta "sorvegliato speciale" per i giudici

Per un 42enne di Bracigliano, la misura di sorveglianza è stata confermata «in quanto il soggetto è abituato a vivere con i proventi delle attività delittuose. Riconosciuta anche la pericolosità sociale

Resta sottoposto alla sorveglianza speciale il braciglianese 42enne G.V. La misura di prevenzione impostagli dalla Corte d’Appello di Salerno è stata confermata dai giudici della Cassazione, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di anni tre, col riconoscimento di pericolosità per il soggetto, noto per azioni estorsive ai disabili, intimidatorie e partecipazione ad una associazione a delinquere attiva nel settore del narcotraffico.

Il provvedimento

Per la Suprema Corte, la misura di sorveglianza è confermata «in quanto il soggetto abituato a vivere con i proventi delle attività delittuose, con la Corte d’Appello a ravvisare sicuri indici della pericolosità del sottoposto tratti dai suoi precedenti penali». In particolare, i giudici richiamano «la partecipazione ad un'associazione a delinquere dedita al narcotraffico e un'estorsione tra il 2003 e 2004, un'ulteriore violazione della legge sugli stupefacenti nel 2009, fatti oggetto di detenzione per espiazione pena dal 2010 al 2015, una calunnia del 2015 e una condanna alla pena di anni tre e mesi sette di reclusione, confermata in appello, per il reato di estorsione commesso il 28 marzo 2017». L'imputato aveva ricevuto «per tre volte, negli anni 2000, 2007 e 2015 l'avviso orale del questore, rimasto inosservato avendo persistito nell'attività delittuosa, era stato frequentemente controllato in compagnia di pregiudicati anche per associazione a delinquere di stampo mafioso. Né poteva ritenersi allo stato venuta meno detta pericolosità, attesa la recente commissione di reato contro il patrimonio, il che rendeva del tutto recessiva l'attività lavorativa svolta negli anni 2015-2016».

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La difesa

Il suo legale aveva proposto ricorso per vizi della motivazione e violazione di legge, affermando in particolare «che i precedenti penali erano risalenti, che il carico pendente non era significativo, che il decreto impugnato era carente nella motivazione della pericolosità sociale, non considerando adeguatamente l'attività lavorativa svolta subito dopo la sua scarcerazione». I giudici della Corte Suprema ritengono «perfettamente logica e del tutto esauriente» la motivazione, con il richiamo delle esperienze criminali fino all’ultima condotta contro i disabili della zona. 
 

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