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Foto archivio

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"Non ingravidò le bufale", nei guai una azienda per l'animale "impotente"

La singolare sentenza arriva quasi dopo 30 anni: protagonista della vicenda, un bufalo affetto da una "impotentia generandi"

Non riuscì ad ingravidare le bufale: così è stato “condannato”. Singolare sentenza della Corte d’Appello di Salerno: la vicenda, iniziò alla fine degli anni ’80, quando il titolare di un’azienda sita tra Agropoli e Capaccio, acquistò un bufalo da un'azienda. Quest’ultimo avrebbe dovuto ingravidare la mandria di 63 bufale. Ma così non avvenne.

L'esito degli accertamenti

Gli acquirenti portarono in tribunale l’azienda cessionaria: dopo quasi 30 anni, anche grazie ai numerosi controlli ed esami sulle bufale e sul bufalo, è emerso che quest'ultimo non era affetto da impotentia coeundi. Si accoppiò, infatti, con le bufale, ma a causa di una impotentia generandi non riuscì a ingravidarle. L’azienda acquirente, dunque, è stata lungimirante a rivolgersi al Tribunale: ad agosto scorso, la Corte d’Appello di Salerno le ha dato ragione.

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