Cronaca

Inchiesta "Un'altra storia": gli indagati si difendono davanti al Riesame

Tutti e 21 gli indagati hanno chiesto revoche o sostituzione dell'attuale misura in carcere. La procura contesta l'esistenza di tre gruppi criminali, dediti allo spaccio di droga e ad altre attività criminali a Nocera Inferiore

Si sono difesi tutti, durante la lunga udienza celebrata questa mattina davanti al tribunale del Riesame di Salerno. La pronuncia dei giudici arriverà sabato e riguarderà tre distinti "gruppi criminali" - stando all'ipotesi dell'Antimafia - che con un maxi blitz a inizio dicembre ridisegnò la mappa criminale a Nocera Inferiore. Ventuno persone, assiste dai propri avvocato difensori, hanno chiesto revoche e sostituzioni della misura del carcere, applicata dai Ros e dalla Mobile di Salerno e la polizia nocerina lo scorso 7 dicembre. L'indagine ribattezzata "Un'altra storia" - ispirata al nome di una pizzeria gestita proprio da uno degli indagati - portò in cella i fratelli Michele e Luigi Cuomo, ritenuti promotori e capi del gruppo che avrebbe sovrastato gli altri due. Insieme a loro, Mario Passamano, 43enne già coinvolto in indagini per droga, Antonio De Napoli, 28enne e braccio destro di Michele, Luigi Vicidomini, Leontino Cioffi, Francesco D'Elia alias Chechecco - a capo del secondo gruppo criminale, Marco Iannone, Mario Tortora, Camillo Fedele, Giuseppe Abate, Giuseppe Bergaminelli (questi ultimi due riferimento del terzo gruppo e con contestazioni specifiche solo per droga), Giuseppe Stanzione, Riccardo Siani, Giuseppe Petti, Diego Landino, Carmine Cuomo, Natale D'Alessandro, Raffaele Mellone, Domenico Rese e Mario Comitini. Tra gli avvocati difensori, Gregorio Sorrento, Bonaventura Carrara, Mario Gallo, Pietro Pasquali, Gianluca D’Ambrosi e Giovanni Annunziata.  

Le difese hanno sostenuto l'assenza di un vincolo mafioso per i loro assistiti - in special modo per i fratelli Cuomo - ridimensionando di molto gli episodi riguardanti lo spaccio di droga e l'esistenza stessa di qualsiasi organizzazione criminale. L'ordinanza firmata dal gip Stefano Berni Canani, con l'inchiesta svolta dal sostituto della Dda, Vincenzo Senatore, raccontava due anni di indagini, fatte di scorribande armate, a mani nude, sparatorie tra i passanti e raid punitivi. Sullo sfondo la gestione delle piazze di spaccio e il dominio territoriale di soggetti che avevano messo a rischio l'incolumità di persone e semplici cittadini più volte. L'ombra della camorra - secondo l'Antimafia - è rappresentata dai trascorsi di Michele Cuomo, un tempo "gregario" dell'oramai disciolto clan "Contaldo a Pagani. E poi, per i "contatti" con il napoletano, con il clan D'Amico di San Giovanni a Teduccio che sarebbe penetrato nell'Agro nocerino, provando ad interrompere le tensioni tra il gruppo Cuomo e quello dei D'Elia. Le indagini non sono concluse: questa mattina l'accusa ha depositato nuove informative, che potrebbero lasciar immaginare nuovi riscontri investigativi di qui a breve. Sabato i giudici si pronunceranno su tutte e ventuno le posizioni. Ma l'inchiesta va avanti: almeno due i filoni sui quali l'Antimafia vuole fare chiarezza. Le sparatorie di settembre e ottobre (ancora sconosciuti molti degli autori) e quel canale che sarebbe stato creato con Napoli per la gestione delle piazze di spaccio. 

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