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Campolongo, la terra dei bimbi dimenticati: niente bus, nè acqua potabile

Un altro universo, a pochi km dalla città. Purtroppo, a farne le spese, anche bimbi innocenti. Ingiusto il modus vivendi imposto agli abitanti del posto

Ogni bambino ha diritto all'istruzione. Per un piccolo, per giunta residente in un contesto a rischio, rinunciare alla scuola equivale a tracciarsi un futuro triste, all'ombra dell'ignoranza e dell'emarginazione. Purtroppo, nella nostra provincia, esiste un luogo in cui i bambini sono stati dimenticati. Lo dimostrano i fatti: vivono in vere e proprie baracche, senza acqua potabile ed è negato loro persino uno scuolabus. Sono per lo più romeni e marocchini: i loro genitori lavorano saltuariamente nei campi agricoli per 25 euro al giorno, pagando 5 euro per essere trasportati sul posto di lavoro, qualora non fosse loro possibile raggiungerlo in bici. Di altri mezzi, come l'auto, nessuno dispone, motivo per cui, per permettere ai loro bambini di andare a scuola, i genitori si caricano delle spese di un bus privato. Quando, poi, il lavoro manca, pagare quel mezzo privato non è possibile: in quel caso, quindi, il bambino a scuola non potrà recarsi. Non si sa per quanti giorni: tutto dipende dal lavoro del padre e da quando sarà di nuovo possibile contare su qualche euro per ritornare tra i banchi di scuola. Intanto il bimbo trascorre le sue giornate nel degrado totale: tra strade buie e persone rese poco raccomandabili, spesso dalla miseria. Così, oltre che l'acqua potabile, gli viene negata anche l'istruzione.

E' quanto accade nei pressi di Campolongo, nel Comune di Eboli. Un altro universo, a pochi km dalla città. Purtroppo, a farne le spese, anche bimbi innocenti. Ingiusto il modus vivendi imposto agli abitanti del posto: i migranti vivono forti disagi che, ovviamente, si riflettono sui loro bambini. Almeno un centinaio, i piccoli non serviti dallo scuolabus. Nessuno, a quanto pare, si preoccupa di strapparli all'ignoranza, nonostante la voglia di mandarli a scuola mostrata dai loro genitori che per tirar avanti la baracca non possono spesso seguire, come sarebbe opportuno, la crescita dei loro piccoli. Nelle strade che dalla litoranea conducono ai fondi agricoli, come se non bastasse, manca l'illuminazione: non rari, gli investimenti di stranieri a bordo delle bici. A Campolongo, insomma, sembra che la società civile abbia chiuso gli occhi dinanzi alla povertà. Unico faro nel degrado, Casa Betlemme, struttura gestita dalla Caritas che offre assistenza e servizi alla popolazione del territorio. Dai dati divulgati nell'ultimo convegno diocesano delle Caritas Parrocchiali, è emerso che il Comune di Eboli ha registrato nel censimento del 2013 la presenza di 39.264 abitanti di cui 4.347 stranieri residenti pari al 11,1%. Nell’arco dell’ultimo decennio, la popolazione straniera abitualmente dimorante in Campania è più che triplicata, da 40.428 a 149.761 unità. In particolare si evidenzia che l’incremento maggiore è stato registrato nella provincia di Salerno, dove si è passati da 5,9 a 30,9 residenti stranieri ogni 1000 residenti totali. Dai numeri già resi noti dal Centro di Ascolto di Casa Betlemme e dal Banco alimentare, risulta che a Campolongo, in 5 anni, sono state ascoltati circa 800 stranieri e sono stati distribuiti 250/70 pacchi alimentari al mese. Se si considera che ad ogni ascolto c’è una famiglia di 2 o 4 componenti, la popolazione che si è rivolta alla struttura è stata di circa 2000/2500 persone. Per prevenire fenomeni delinquenziali e gesti disperati, ovviamente, resta auspicabile una risposta da parte delle Istituzioni locali. Ad iniziare dallo scuolabus per i bimbi: primo passo per restituire, ai piccoli del posto, il diritto all'Istruzione  e quella possibilità di riscatto sociale che dovrebbe spettare ad ogni individuo.

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