Caporalato e truffa: imprenditore di Salerno finisce in carcere, la moglie ai domiciliari

Nel mirino degli inquirenti è finito anche un imprenditore di Benevento. Le accuse sono associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di vari delitti di natura patrimoniale e tributaria

Un'organizzazione finalizzata alla "spoliazione, sistematica, di beni" di strutture alberghiere, hotel in cui si sarebbe fatto anche ricorso al caporalato, con lavoratori costretti a lavorare fino a 12 ore al giorno per 500/800 euro al mese, senza riposi o ferie e senza contributi. Due dipendenti, donne, avevano anche denunciato episodi di violenza sessuale. 

L'indagine

Sono questi i contorni di un'indagine condotta dalla Dia di Firenze, che vede indagato anche un imprenditore di Salerno e uno di Benevento. In carcere è finito L.P. , 44enne nato e residente a Salerno. Ai domiciliari la moglie C.C. , di 38 anni, avvocato e poi un secondo imprenditore, L.P. di 64 anni, originario di Benevento. Le accuse sono associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di vari delitti di natura patrimoniale e tributaria. La Procura ha indagato altre sei persone, tra cui due notai di cui l'organizzazione si sarebbe avvalsa per volture di cessione di quote, affitto o cessioni di aziende ideologicamente falsi circa la reale indicazione e titolarita' effettiva dei soggetti coinvolti. Nei confronti dei notai è stata chiesta la sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio. Per gli investigatori, a capo dell'organizzazione vi sarebbe stato l'imprenditore salernitano, che con l'aiuto della moglie e dei suoi stretti collaboratori, avrebbe messo messo in piedi un'attività illecita di spoliazione, sistematica, di beni delle aziende che conduceva, raggirando i cedenti sulla propria solvibilità, frodando il fisco, impiegando personale a nero ed intestando diverse società a prestanome. 

I dettagli

Tra i vari passaggi societari sono emersi contatti con soggetti riconducibili alla criminalità organizzata calabrese, tuttora in corso di approfondimento". Tra i delitti contestati c'è l'intestazione fittizia di beni e appropriazione indebita, in quanto i pagamenti destinati a società fittiziamente intestate incaricate di gestire gli alberghi, soprattutto a Chianciano Terme, in provincia di Siena, venivano dirottati verso altre persone giuridiche, con sede in altre città e apparentemente non riconducibili agli stessi soggetti, con danno ai creditori degli hotel, di fatto insolventi e/o morose. "Con questo meccanismo, sono state truffate importanti societa' di servizi pubblici Toscane, che di fatto hanno subito un pesante danno". L'inchiesta, coordinata dalla Dda di Firenze, ha portato anche al sequestro delle quote del capitale sociale di 15 persone giuridiche, per un valore complessivo di oltre 600.000. 

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