Morte di Letizia e Saveria, la Cassazione conferma la condanna per il giovane alla guida dell'auto

L’incidente avvenne sulla strada provinciale 24, precisamente su via ponte don Melillo, nei pressi dell'Università degli studi di Salerno, nel comune di Fisciano

Saveria Ingenito

I giudici della Cassazione hanno confermato la condanna a quattro anni di carcere, con l'accusa di omicidio colposo, per il ragazzo di Sala Consilina (che aveva presentato ricorso alla Suprema Corte), R.V le sue iniziali, il quale, nell’agosto 2011, si schiantò con la sua auto, un’Audi A4, su cui persero la vita Saveria Ingenito e Letizia Gammella, entrambe di Mercato San Severino.

La tragedia

L’incidente avvenne sulla strada provinciale 24, precisamente su via ponte don Melillo, nei pressi dell'Università degli studi di Salerno, nel comune di Fisciano. Le due viaggiavano, sedute sul sedile posteriore, in compagnia di un 19enne del vallo di Diano e di un coetaneo del conducente, originario di Pagani. Il conducente dell'Audi avrebbe tentato un sorpasso nei confronti di una Fiat 500 che li precedeva. Nel sorpassare però la ruota posteriore destra dell'Audi avrebbe toccato la ruota anteriore sinistra della Fiat 500. L'automobile sulla quale viaggiavano i quattro giovani si è  quindi ribaltata andando a sbattere prima in un totem pubblicitario e poi in una vetrina. I due ragazzi seduti sui sedile anteriori riuscirono a salvarsi, mentre le due giovani, all’epoca 18enni, non ci fu nulla da fare. Il giovane era stato già condannato sia in primo che in secondo grado.

Il commento

Soddisfatto l'avvocato difensore dei familiari di Saveria, Leonardo Gallo,  che su Facebook racconta: "Ho seguito dall’inizio questo caso mettendoci tutto l’impegno e le capacità che possiedo per raggiungere questo risultato ancor più perché da sempre convinto delle gravi responsabilità del ragazzo ed ancor più della sua immaturità. Sono stato vicino alla famiglia non solo professionalmente perché capii da subito che la loro intenzione non era di ottenere risarcimenti, per i quali non si sono mai personalmente attivati, bensì quella di conoscere la verità ed ottenere che fosse fatta giustizia per onorare almeno la memoria della bella Saveria. Pubblico questo post perché penso che, al contrario di quanto si dica su quella ‘giustizia disastrosa’ che pure a volte ci troviamo a commentare, questo caso rappresenta invece l’esatto contrario poiché il colpevole ha ottenuto la giusta pena così che possa comprendere seriamente e fino in fondo ciò che ha commesso senza sfuggire più dalle sue responsabilità come è parso aver fatto sino a ieri. Le lacrime dei familiari al mio Studio e durante il processo di primo grado allorquando si sono persino visti accusare di desiderare vendetta e hanno dovuto ascoltare parole equivoche e per certi versi infamanti dai consulenti di parte e dai parenti del ragazzo che arrivarono persino a tentare l’aggressione fisica nel mentre eseguivo il mio mandato, hanno maturato in me consapevolezze che mi hanno reso più uomo. Tutto questo lo dovevo a Saveria, a Suo fratello, a Sua madre, a Suo padre, a Sua nonna, agli amici e alle amiche; e alla mia coscienza".

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