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Castel San Giorgio, sequestrata un'azienda di imballaggi: due denunce

I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico per scarico abusivo di acque reflue nel canale di bonifica, emissioni in atmosfera non autorizzate, illecita gestione di rifiuti speciali e violazione della normativa sulla prevenzione degli incendi

I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno hanno sequestrato una nota azienda di Castel San Giorgio specializzata nella lavorazione di banda stagnata per la produzione di imballaggi scatolame. L’indagine, eseguita in esecuzione di un decreto del Gip del Tribunale di Nocera Inferiore Giovanna Pacifico, è stata coordinata dal sostituto procuratore Mafalda Daria Cioncada, della sezione reati ambientali della locale Procura guidata dal Procuratore Capo Amedeo Sessa. La Procura della Repubblica ha anche emesso informazione di garanzia a carico del precedente e dell’attuale legale rappresentante e gestore della società interessata per le violazioni emerse in ordine ai reati previsti Codice dell’Ambiente.

Il legale rappresentante in carica della società industriale ed il precedente, infatti, devono rispondere per avere, in particolare, effettuato o comunque consentito l’installazione e messa in esercizio di tre linee di produzione di scatolame in banda stagnata, producenti emissioni in atmosfera, in assenza della prescritta autorizzazione. Inoltre ad entrambi viene contestato di avere illecitamente gestito attraverso attività di messa in riserva (o stoccaggio) rifiuti speciali come “fanghi delle fosse settiche” e “imballaggi in legno” violando l’articolo 256 del decreto legislativo 152/2006 del Codice dell’Ambiente.Inoltre, dagli accertamenti effettuati dai carabinieri del Noe presso la sede operativa della società, è emerso anche lo scarico senza la prescritta autorizzazione delle acque reflue industriali derivanti dalla attività produttiva, scarico con recapito finale nel canale di bonifica.

Poi hanno accertato che l'attività della società rientrava tra quelle per cui era richiesta la verifica di conformità alla normativa antincendio. E per questo l’azienda  non era in possesso delle certificazioni di legge essendo sprovvista del prescritto certificato di prevenzione incendi. Infine il Gil ha proceduto alla nomina di un amministratore giudiziario anche per evitare lo stop definitivo della produzione dello stabilimento e dell'attività d’impresa, che avrebbe scaturito conseguenti ricadute negative sulla gestione economica della compagine e sui relativi livelli occupazionali, ma con il preciso compito di assicurarne la continuità operativa aziendale, salvo la rimozione delle irregolarità rilevate, immediatamente attivandosi per la cura di tutti gli adempimenti necessari a ricondurre a norma la condotta illecita, rimuovendo le irregolarità riscontrate, irregolarità che possono essere rimosse senza la necessità di arrestare il ciclo produttivo così da salvaguardare le redditività aziendale ed i corrispondenti livelli occupazionali.

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