Cava, la Corte d'Appello sospende risarcimento per la famiglia di Arianna

La scorsa settimana i genitori della ragazzina, insieme con parenti e amici, hanno iniziato lo sciopero della fame per sollecitare il pagamento di risarcimento. L'ultima speranza nelle parole del presidente De Luca

La Corte di Appello di Salerno ha accolto la richiesta di sospensione del pagamento del risarcimento da tre milioni di euro presentata dal Cardarelli, l'ospedale di Napoli condannato in primo grado in quanto ritenuto colpevole di avere causato gravi danni neurologici a una bimba di appena tre mesi, Arianna Manzo, di Cava de’ Tirreni, che ora ha 15 anni e che da allora è tetraplegica, sorda ed ipovedente. 

La battaglia 

La scorsa settimana i genitori della ragazzina, insieme con parenti e amici, hanno iniziato lo sciopero della fame per sollecitare il pagamento di risarcimento. Sabato mattina la coppia, accompagnata dal loro avvocato Mario Cicchetti, avevano avuto rassicurazioni in merito a una transazione entro fine mese, durante un incontro a Napoli con il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca. Un'ipotesi che ovviamente resta in piedi malgrado il pronunciamento dei giudici di secondo grado. Per l'avvocato Chiccetti la decisione è "semplicemente stupefacente: la pronuncia della Corte di Appello di Salerno con la quale viene sospeso il pagamento del risarcimento dovuto dall'Azienda Cardarelli alla piccola Arianna soprattutto in relazione alle motivazioni poste a fondamento di tale decisione". La Corte infatti ha sostenuto, tre le altre cose, che l'Azienda “...si vedrebbe esposta all'evenienza di dover subire un esborso di rilevante entità con il rischio di non poterlo recuperare in caso di esito favorevole del giudizio'". "La Corte, considerando questo aspetto, però, - spiega il legale - non ne ha adeguatamente considerato altro: le condizioni della Piccola - neanche quando questa, insieme a genitori e ad amici, stazionava sotto la sede della Corte di Appello - che, dopo nove anni di giudizio di primo grado durante i quali i genitori hanno dato fondo a tutte le risorse economiche loro e dei parenti più stretti, non può più curarsi. Si tratta di una pronuncia, purtroppo inappellabile, che conferma l'incompatibilità dei tempi della giustizia con quelli della vita umana. Soprattutto in casi simili ove per ottenere una pronuncia di primo grado si è dovuto attendere nove anni e probabilmente altrettanti se ne dovranno attendere prima che la Corte si pronunci per il secondo grado". "Non rimane, quindi, - sottolinea l'avvocato Cicchetti - che confidare nella parola del presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, il quale, in occasione dell'incontro avuto a palazzo Santa Lucia lo scorso venerdì, ha dato la sua parola per definire l'intera vicenda attraverso la sottoscrizione di una transazione che abbia come base la sentenza di primo grado", ha concluso l'avvocato dei coniugi Manzo. 

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