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Commercianti e usura a Cava, respinto ricorso in Cassazione

L’inchiesta che ha svelato il ruolo dei commercianti mediatori per conto degli usurai, partì dopo la denuncia di un negoziante di abbigliamento con attività a Salerno. E' la seconda pronuncia della Suprema Corte

Commercianti e usura: resta l'aggravante mafiosa, così come deciso dalla Cassazione, per A.R. , negoziante con punti vendita a Salerno e Giffoni Valle Piana. L'uomo è agli arresti domiciliari ed indagato, insieme ad altri, per usura nel capoluogo di provincia e nella città di Cava de' Tirreni. 

L'indagine

Per i giudici, «la valutazione (del Gip, ndr) risulta motivata in maniera effettiva e non illogica con il riferimento alla evocazione della forza intimidatrice derivante non da un singolo soggetto, ma da un gruppo di persone (la “squadretta”), organizzate e capeggiate da un coindagato A.C. , implicato in fatti di criminalità organizzata, anche di stampo mafioso». Sempre la Cassazione, nei mesi scorsi, aveva annullato la misura cautelare a D.C. , di Cava de’ Tirreni. Per i giudici della seconda sezione penale, il Tribunale Riesame non tenne conto del principio della retrodatazione del reato contestato. In altri termini, le contestazioni mosse a D.C. sui prestiti a strozzo ad un commerciante di Cava con attività anche a Salerno, erano avvenute in data antecedente ad un altro procedimento, sempre per usura e in danno della stessa persona offesa, per effetto del quale l'uomo era stato già arrestato. L’inchiesta che ha svelato il ruolo dei commercianti mediatori per conto degli usurai, partì dopo la denuncia di un negoziante di abbigliamento con attività a Salerno. Due anni fa, l’uomo vessato dagli intermediari dei due “finanziatori” dei prestiti illegali, decise di denunciare, facendo aprire un’inchiesta su un giro di colleghi commercianti, che “vendevano” - secondo l'Antimafia - i soldi di D.C. e A.C. L'uomo consengò agli uomini della Dia una serie di copie di documenti contabili e bancari che ricostruivano l’inizio dei prestiti usurai nel 2011, quando dovette chiudere un’attività a Cava per fallimento. Inoltre, il commerciante consegnò anche registrazioni audio dei colloqui che aveva avuto direttamente con i “broker”. Sei sono i casi di usura accertati dalla Dda. Mentre il prestito originario ammontava a circa mezzo milione di euro. La vittima aveva restituito negli anni circa 700mila euro, ma per coprire gli interessi. Cinque, invece, furono i casi di estorsione contestati agli indagati. Una sola estorsione è aggravata dal “metodo mafioso”. Ed è quella contestata ad A.V. di Nocera Inferiore che, all’inizio del 2018, fece visita al debitore di A.R. , nel negozio di Salerno. E nel dirgli che lo avrebbe picchiato, lo esortò ad ottemperare ai pagamenti «altrimenti sarebbero venuti personaggi di Pagani». 

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