Cronaca Cava de' Tirreni

Si incontrano dopo la condanna, uno dei due era ai domiciliari: tornano in carcere

Ora la Cassazione ha depositato le motivazioni con cui è stato rigettato il ricorso, con il ripristino della misura precedente

Si erano incontrati in violazione delle rispettive prescrizioni imposte, entrambi condannati in Appello per il processo relativo al voto di scambio tra il clan di Dante Zullo ed esponenti politici metelliani: i due erano stati sorpresi dalle forze dell’ordine in un’autovettura, a Scalea dove uno dei due indagati era agli arresti domiciliari, facendo scattare l’aggravamento per entrambi e il ritorno in carcere. Ora la Cassazione ha depositato le motivazioni con cui è stato rigettato il ricorso, con il ripristino della misura precedente.

Le accuse

Uno degli imputati era stato condannato in appello a 3 anni e 5 mesi, mentre il secondo a 4 anni e 3 mesi. Dopo la violazione, il Tribunale aveva evidenziato che l'inosservanza alla prescrizione del divieto di comunicare con soggetti estranei al proprio ambito domestico risultava «particolarmente grave e palesava la sostanziale inadeguatezza della misura domiciliare disposta, tenuto conto della relazione intervenuta con un coimputato, anch'esso in regime di arresti domiciliari, che denotava da un lato l'insensibilità del ricorrente alle prescrizioni imposte dall'autorità giudiziaria e dall'altra il pericolo di una ripresa dell'attività criminosa». Secondo i legali, però, i due avevano deciso di incontrarsi per recarsi insieme a fare la spesa, facendo risaltare che si trattava della prima ed unica inosservanza alle prescrizioni imposte e che non aveva determinato alcun pericolo per la salvaguardia delle esigenze cautelari sottese alla misura in atto. Per il ricorso dei due, non emergeva alcuna «manifesta illogicità della motivazione del provvedimento secondo i canoni della logica ed i principi di diritto», in presenza al contrario di censure riguardo la ricostruzione dei fatti, con una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito. Il Tribunale del Riesame di Salerno, però, aveva evidenziato «come la decisione dei correi di incontrarsi in costanza di detenzione domiciliare delocalizzata, e di intrattenersi a bordo di autovettura di uno dei due, peraltro in pendenza del giudizio di Appello che li vedeva chiamati a rispondere di ipotesi associativa, non costituisse una semplice leggerezza, come ipotizzato dalla difesa, ma una grave violazione alle prescrizioni della misura», con un pericolo concreto di ricostituzione del contesto criminale di provenienza, contro la necessità di isolare i componenti tramite le misure imposte.

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