Cava, testata al volto durante litigio e danni permanenti: ma il reato è prescritto

La vittima aveva fatto ricorso in Cassazione per vedersi riconoscere le aggravanti del gesto subito, anche in ragione dei dei danni subiti. Ma la Cassazione ha dichiarato il reato già prescritto, per questo specifico aspetto

Finisce con un rigetto senza rinvio una controversia del 2011, tra due cavesi, finita a botte per futili motivi. La parte lesa, colpita al volto con una testata, si era opposto alla sentenza di condanna del tribunale, lamentando danni irreparabili al setto nasale, alla viasta e alle vie respiratorie. Risultato, tutto questo, dell'aggressione 

La storia

La Corte di Cassazione ha però confermato il giudizio di appello, sottolineando anche l'avvenuta prescrizione. La parte lesa aveva riportato danni al volto per una testata. La vittima si era appellata alla possibilità di vedersi riconoscere l'aggravante del reato, visto l'indebolimento permanente degli organi della vista e anche le difficoltà a respirare. I giudici hanno ritenuto inammissibile la configurazione delle aggravanti, in quanto le risultanze processuali, gli atti e i giudizi precedenti, non hanno portato a riscontro che quelle conseguenze fossero pregresse o comunque legate alla testata subita durante quel litigio

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