A Cava "il clan Zullo scese a patti con la politica": chiesti oltre 260 anni di carcere

E' la tesi della Procura Antimafia, che ieri ha depositato la requisitoria per il maxi processo concentrato sull'esistenza presunta di un clan che farebbe riferimento a Dante Zullo. Chiesta la condanna anche l'ex vicesindaco Polichetti

Il "clan Zullo" a Cava de' Tirreni aveva una gestione familiare. Un "gruppo criminale che si è sviluppato intorno alla figura carismatica del suo capo e organizzatore, già associato ad una cosca e gravitante negli ambienti della criminalità organizzata". Un sodalizio che sarebbe sceso anche a patti con la politica, promettendo voti in cambio di utilità. Sono le conclusioni della Procura Antimafia, che ieri ha chiesto oltre 260 anni di carcere per i 34 imputati del maxi processo con accuse che vanno dall'associazione mafiosa all'usura aggravata, estorsione, spaccio, scambio elettorale politico-mafioso, abuso d'ufficio, falsa testimonianza, intestazione fittizia di beni e favoreggiamento. La richiesta di pene più alte per Dante Zullo, i figli, la ex moglie, oltre che per i suoi presunti sodali, fiancheggiatori e uomini di fiducia. La sentenza sarà letta dal collegio di Nocera Inferiore il prossimo 24 luglio. Tre giorni, la prossima settimana, per gli avvocati e le loro arringhe: nel collegio difensivo i legali Teresa Sorrentino, Francesco Rizzo, Giovanni Pentangelo, Marco Salerno e Arturo della Monica

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L'inchiesta

Per l'ex vicesindaco Enrico Polichetti, il pm Guglielmo Valenti ha chiesto 5 anni di carcere. Secondo la teoria dell'accusa, il politico si sarebbe messo a disposizione del "clan", che lo avrebbe portato ad essere il primo degli eletti, nel 2015, in cambio di favori e utilità. Nel mirino la famosa "Festa della Pizza", una manifestazione che sarebbe stata autorizzata violando regolamenti e procedure, con l'accusa di abuso d'ufficio aggravata mossa anche nei riguardi di un funzionario comunale. L'evento, in quel caso, sarebbe stato collegato agli interessi dei "sodali" del clan. Contro Polichetti, la Dda cita il racconto di testimoni oculari, tra i quali il collaboratore di giustizia Giovanni Sorrentino - i suoi verbali sono stati ritenuti attendibili e meritevoli di riscontri. Proprio dalle sue parole, i Ros e la Mobile diedero il via alle indagini sulla famiglia Zullo. Oltre ad intercettazioni che proverebbero il suo coinvolgimento e assoggettamento verso la figura di Dante Zullo, incontrato più volte presso la scuderia de "o' cavallar". Nelle oltre 200 pagine, il pm analizza poi il ruolo del presunto "clan", che avrebbe natura mafiosa, al di là delle dichiarazioni del collaboratore, ex compagno della figlia di Dante Zullo. Ognuno con un suo ruolo, da chi sollecitava i pagamenti ai debitori, a chi amministrava i rapporti di prestito usurari e non della famiglia, fino a chi poi recuperava i soldi. Anche con minacce e violenza. Diverse anche le assoluzioni chieste per molti degli imputati, per una serie di capi d'imputazione, oltre sessanta. Le richieste di pena per la famiglia Zullo vanno dai 25 ai 19 anni di carcere. 

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