Camorra e politica a Cava, il collaboratore di giustizia parla del "patto" per le politiche

Deposizione di un'ora circa, ieri, di Giovanni Sorrentino, collaboratore di giustizia, e prima imprenditore impegnato nella rivendita di auto, sulla figura di Dante Zullo, sotto processo insieme ad altre 33 persone a Nocera Inferiore

Politica e camorra, voti e favori presunti, con la descrizione dei ruoli e dei rapporti di "sodali" e persone vicine al "boss". Questo e altro ha raccontato ieri in aula Giovanni Sorrentino, collaboratore di giustizia, e prima imprenditore impegnato nella rivendita di auto, sulla figura di Dante Zullo, sotto processo insieme ad altre 33 persone a Nocera Inferiore. Per la prima volta, il collaboratore ha reso la sua deposizione nel maxi processo, dopo averlo già fatto in precedenza, in un altro processo a Salerno, già chiuso in primo grado e in attesa di una sentenza in Appello.

La testimonianza

Sorrentino ha raccontato di come conobbe Dante Zullo, nel lontano 2014, nella sua scuderia di cavalli, a Santa Lucia. Da lì un iniziale rapporto di favori, tra intestazione di beni, richieste di assunzioni e acquisti di automobili, fino al peggioramento dei rapporti e alla scelta di collaborare. Pochi gli argomenti trattati da Sorrentino, con il tribunale che insieme ai difensori ha deciso di acquisire i suoi verbali riempiti nel 2018. Il contro esame degli avvocati è previsto per il 13 febbraio prossimo, data nella quale i legali faranno battaglia per demolire il racconto del collaboratore su diversi argomenti. Come quello della politica, introdotto con la figura di Enrico Polichetti, l'ex vicesindaco finito in carcere a dicembre con l'accusa di scambio elettorale politico mafioso. Come già fatto per l'altro processo, Sorrentino ha parlato dell'incontro che Polichetti avrebbe avuto con Dante Zullo. "Venne alla scuderia di Dante Zullo - ha detto Sorrentino - dicendo che aveva bisogno di voti. Dante Zullo disse che non c'erano problemi. Quando fu eletto, ricordo che Zullo prese due bottiglie per festeggiare". L'ex imprenditore ha parlato di una presunta richiesta di voti e di quell'accordo che si sarebbe poi concretizzato nel favorire un'associazione vicina al "clan" per la "Festa della pizza" a Cava de' Tirreni, una volta che Polichetti fu eletto con oltre 600 voti. Oltre alla propaganda fatta dagli uomini di Zullo per Cava, chiedendo voti a nome di "Zi Nanducc". Tutte accuse che la difesa proverà a smontare, nella prossima udienza, con il contro esame dell'ultimo teste della procura Antimafia di Salerno. 

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