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Bimbo morto nel grembo, negata assistenza ad una donna all'ospedale di Cava

Il caso è riportato da Il Mattino. Non è stato possibile aiutare la donna in quanto il reparto era chiuso. Sul caso interviene la Cisl

Non sente muovere il bambino che porta in grembo ma non può fare subito l’ecografia perché il reparto di ginecologia è chiuso da 3 giorni: è quanto accaduto a Cava de’Tirreni,  presso l'Ospedale Santa Maria dell’Olmo dove una donna, alla sua seconda gravidanza, si era recata per eseguire un classico prelievo del sangue, come riporta Il Mattino. Una volta giunta al nosocomio metelliano, la donna avrebbe spiegato ad un infermiere di essere molto preoccupata per “non sentir più muovere il bambino”, ma le sarebbe stato risposto che il reparto era chiuso dal 1 gennaio. Da qui la corsa con il marito all’Ospedale “Ruggi” di Salerno dove dall’ecografia è avvenuta la drammatica scoperta: la morte intrauterina del bimbo. Resta un dubbio: se il reparto di ostetricia di Cava fosse stato aperto, ci sarebbero state possibilità di salvare il piccolo? L'autopsia potrà dare risposte.

Sul caso, intanto, interviene la Cisl: “Non è corretto ipotizzare di strumentalizzare un evento tragico come quello avvenuto ad una povera madre che ha perso un bambino, ma individuarne le cause è un obbligo, cui non può sottrarsi, della Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno, al fine di dirimere ogni dubbio. Purtroppo non ci resta altro constatare che la mancata sospensione dei provvedimenti e l’apertura vera di un tavolo di confronto per migliorare una ipotesi di riorganizzazione che in meno di due giorni aveva trovato ulteriori margini di discussione e di miglioramento, continua a lasciare dubbi, a riprova che quello che si stava facendo non è armato da buon senso, che mina profondamente il diritto alla salute dei cittadini salernitani, che forse avrebbe dovuto avere tempi di riprogrammazione leggermente più lenti ed appropriati”. Lo ha scritto in una nota Pietro Antonacchio, segretario generale della Cisl Fp Salerno.

“Pronto soccorso del Ruggi ingolfato, quello di Nocera che è esploso, assenza di una capillare e specifica informativa sulla soppressione di reparti e assenza di percorsi dell’emergenza urgenza finalizzati a salvaguardare nella ora d’oro la incolumità degli utenti è una responsabilità in capo a quanti, governo regionale e management dell’ente sanitario, i quali superficialmente hanno pensato di riorganizzare il settore sanitario solo con tagli lineari. Si è passati - continua Antonacchio - dall’incondizionato inappropriato tutto a tutti al condizionato più niente a nessuno. Per quanto ci riguarda resta invariata la mobilitazione e lo stato di agitazione e siamo in attesa di essere chiamati dal Prefetto, unico attuale garante della difesa del diritto alla salute di tutta la popolazione salernitana, anche perché a quel tavolo potremo cercare di aprire una strada a percorsi di valorizzazione delle eccellenze al fine di favorire il decongestionamento dello stabilimento Ruggi, il quale allo stato è strutturalmente è inadeguato ad assolvere, da solo, ai bisogni di tutta la cittadinanza di Salerno e provincia. Una ipotesi di potenziamento delle strutture di Cava dei Tirreni e Mercato San Severino, rispettivamente per i reparti di pediatria e ostetricia-ginecologia, forse avrebbe mantenuto inalterati i livelli minimi ed essenziali di assistenza, senza alcun pregiudizio per la salute dei cittadini. Speriamo - ha concluso - che il buon senso prevalga poiché, pur nella piena consapevolezza che forse il caso di ieri non è imputabile a mala sanità, certamente l’odissea patita dalla gestante, dall’inizio dell’anno non è più una eccezione ma la norma".

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