Muore folgorata in casa, la difesa dell'elettricista: "Indagate tutti i familiari"

L'avvocato dell'uomo invia una dettagliata memoria difensiva agli inquirenti della Procura di Vallo della Lucania

Francesca Maione

Potrebbe allargarsi il numero degli indagati per la morte di Francesca Maione, la ragazza di 27 anni di Celle di Bulgheria morta, lo scorso 16 maggio, nella doccia della sua abitazione a causa di una scarica elettrica.  Al momento, nel mirino della Procura di Vallo della Lucania, sono finiti il padre della giovane e l'elettricista che aveva realizzato l’impianto elettrico. 

La memoria difensiva 

E proprio l’avvocato di quest’ultimo - riporta Il Mattino - ha inviato una memoria agli inquirenti per chiedere di iscrivere nel registro degli indagati anche la mamma, la nonna e il fratello della 27enne. Le prime due perché “nella qualità di proprietarie dell’immobile dove si è verificato l’evento, erano consapevoli di convivere con una fonte di pericolo, della quale avevano il governo, e non hanno posto in essere nessun intervento utile ad evitare l’evento”. Va verificato inoltre, previe indagini, se il fratello è stato “coautore”, insieme al padre, di interventi “artigianali” sull’ impianto elettrico dell’ abitazione. Nella memoria difensiva si chiede anche di provvedere alla sostituzione del custode dell’immobile che al momento risulta essere il papà di Francesca, per ragioni di incompatibilità e di pregiudizio dei diritti dell’elettricista. L’avvocato dell’elettricista, infine, ha chiesto alla Procura di svolgere ulteriori indagini sull’immobile per verificare se siano intervenuti altri elettricisti o idraulici che abbiano potuto concorrere alla realizzazione dell’evento.

Gli avvocati della famiglia:

"Leggiamo con sorpresa e non senza sconcerto quanto pubblicato dal sito “settv.it” e riportato da numerose testate giornalistiche,  che  richiama, tra l’altro, il contenuto di una memoria del difensore di uno dei due coimputati nella tragica vicenda, ove ha perso la vita la giovane Francesca Maione. La diffusione di tale memoria e dei contenuti non sono ancora a conoscenza né del difensore dell’imputato Maione, né tantomeno dei difensori delle persone offese. La drammaticità  della vicenda, sulla quale aleggia l’ulteriore elemento della eventuale implicazione della famiglia, ci ha sin ora imposto, in quanto difensori, l’obbligo morale di non rendere dichiarazioni ed evitare comunicati, ma è doverosa una puntualizzazione. Quel che si legge, ancorché non noto alle parti interessate, cagiona ulteriore, gravissimo turbamento alla intera famiglia già fortemente provata a causa del doloroso evento. La stessa, oggi, purtroppo, si sente doppiamente vittima. Rendere noti particolari tanto delicati, a prescindere dagli aspetti di merito, potrebbe generare, altresì, un clima da “caccia al mostro” Che non Giova certamente a nessuno.  Tanto più se si considera il contesto in cui la triste vicenda è accaduta, ovvero una piccola comunità cilentana, che pure si è stretta intorno alla famiglia ed al suo dolore. Una imprudenza simile potrebbe far correre il serio rischio di portare un fatto, già di per sé tragico, a conseguenze inimmaginate.
Riponiamo, pertanto, piena fiducia nella attività, condotta con equilibrio e saggezza dalla magistratura vallese e nel lavoro che, con diligenza e senso di responsabilità, stanno portando avanti i tecnici nominati dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. vv. Angelo Mangieri, avv. Sara Romanelli, avv. Settimia Bonani".

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