La maxi truffa degli ex pescatori: 75 indagati chiamati a restituire i soldi

Nel mirino anche due dirigenti regionali, che avrebbero omesso di effettuare controlli sulle pratiche propedeutiche al finanziamento. Il sospetto è che il numero di persone che avrebbe intascato soldi senza aprire nuove attività sia di 400

I pescatori, o ex che dir si voglia, provengono da Mergellina, Torre del Greco, Torre Annunziata, ma anche dalla Provincia di Salerno, da comuni come Cetara e Vietri sul Mare. E tutti avrebbero beneficiato di fondi, 40mila ciascuno, elargiti dalla Comunità europea. Oltre a rischiare un processo penale, è possibile che ognuno di loro dovrà rimborsare quanto ottenuto in precedenza come chiesto dalla Corte dei Conti. Dalle indagini è emerso che più di qualcuno avrebbe usato i soldi per scopo personale, mentre altri non avrebbero realmente compreso a cosa servissero quei fondi. E di mezzo ci è finita anche la Regione, con due funzionari in particolare, che sono accusati di omessi controlli. E anche per loro si prospetta un ritorno di soldi come chiesto dalla Procura presso la magistratura contabile. 

L’inchiesta

L'indagine è quella che fu condotta dagli uomini della Guardia di Finanza di Cava ‘de Tirreni e in parallelo, dalla Corte dei Conti della Regione Campania, a firma del pm contabile, Ferruccio Capalbo sui Fondi Europei per la Pesca 2007-2013. In tutto sono 75 gli inviti a dedurre notificati a partire da qualche settimana ad altrettanti pescatori e a due dirigenti della Regione Campania, Antonio Carotenuto (responsabile dell’unità operativa dirigenziale della Pesca per la Regione Campania) e Ermelinda Cozzolino, per un danno erariale di tre milioni di euro. Il cuore dell'inchiesta è legato ai fondi europei erogati dalla Regione e destinati all'adeguamento delle flotte o alla loro riconversione. Un contributo economico che seguiva le direttive dell'Unione Europea, tese a dare una mano a chi, svolgendo attività di pesca tradizionale, voglia dedicarsi anche ad altre attività. 

Tra queste, il pescaturismo. Per quelle che sono al momento le ipotesi accusatorie, alcuni beneficiari avrebbero incassato quei soldi senza però utilizzarli per progetti di riconversione. L'accusa è di truffa. Per la tutela dell'ambiente marino la Comunità europea nel 2006 aveva deciso di istituire un fondo per la pesca. Un contributo di 40mila euro per lasciare la pesca ed aprirsi un’altra attività entro 18 mesi, altrimenti il finanziamento avrebbe dovuto essere restituito. I soldi venivano erogati a patto che i beneficiari si cancellassero dal registro dei pescatori marittimi (con la possibilità nel caso di riscriversi cinque anni dopo aver liquidato tutto il contributo). Inoltre, nessuno di loro doveva aver maturato sentenze di condanna passate in giudicato. La Regione Campania nel 2011 istituì il bando e assegnò contributi a centinaia di pescatori.

La truffa

Al momento quelli accusati di truffa sono 75 pescatori, ma l'indagine abbraccerebbe almeno 400 persone, per un raggiro di 16 milioni. Nessuno, infatti, avrebbe avviato alcuna nuova attività. Anzi, secondo le indagini alcuni avrebbero usato i soldi per altro: tra acquisti di auto, viaggi ed altro. Diciasette dei beneficiari avrebbero anche mentito sul proprio casellario giudiziario. La maggior parte di loro avrebbe continuato a pescare anche senza avere più l’autorizzazione. Un sistema che sembrerebbe aver fruttato guadagni anche ai patronati. Diversi pescatori si sarebbero rivolti ai caf per chiedere aiuto a compilare la pratica che ad alcuni sarebbe costata anche 400 euro. 

Anche due dirigenti regionali sono accusati di omessi controlli. Tre i milioni di euro andati in fumo e che ora, dovranno essere rimborsati da almeno 75 ex pescatori. La Corte dei Conti ha infatti chiesto il sequestro conservativo di crediti, assegni e indennità all’Inps e alla Regione Campania. Per gli altri una quota di circa 10mila euro. “Una condotta - scrive il procuratore - inadempiente ed illecita”. Nessuno sviluppo sostenibile della pesca, nessuna tutela e nessuna riconversione professionale: solo un mare di indebito uso di soldi pubblici. I due dirigenti regionali sono quelli che hanno sottoscritto il bando e firmato i decreti di concessione del contributo, senza però verificare l'obbligo di riconversione effettiva dell'attività. I sequestri conservativi sono stati chiesti dalla Procura anche nei loro confronti. La cifra è di 600mila euro ciascuno. Tra gli avvocati difensori Antonella Senatore, Matteo Cardamone e Domenico Fasano

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