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No al dissequestro ILVA, l'ILVAFORM rischia la chiusura

Sono cinquanta i dipendenti dello stabilimento salernitano che rischiano di rimanere senza lavoro dopo il "no" del gip di Taranto al dissequestro dell'ILVA

Con il "no" del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Taranto al dissequestro dello stabilimento ILVA della città pugliese è drammatico lo scenario che si apre per tutte le altre aziende del gruppo RIVA sparse per l'Italia e collegate alla "casa madre". Tra queste anche l'ILVAFORM di Salerno, situata nella zona industriale in via Tiberio Claudio Felice. Sono una cinquantina, tra operai e amministrativi, secondo quanto si è appreso, i dipendenti che lavorano presso lo stabilimento salernitano, dove si lavorano le bobine in acciaio prodotte a Taranto e che diventano "profilati cavi a sezione tonda, quadra, rettangolare e a sezioni  speciali" destinati a gran parte del territorio del Centro - Sud.

I lavoratori sono stati già interessati da un periodo di cassa integrazione ordinaria programmata dalla società: attualmente sono presenti in azienda solamente alcune quadre di manutenzione. "La prossima settimana potremmo rimanere tutti a casa. Nelle prossime ore ne sapremo di più, ma pare proprio che il destino sia segnato". Ad affermarlo è Giuseppe Memoli, della Rsu. Già in serata i lavoratori potrebbero essere messi al corrente del proprio destino occupazionale.

Ora, la decisione del gip del tribunale di Taranto getta maggiormente nello sconforto gli operai relativamente al loro futuro occupazionale. Intanto per l'ILVA si muove il governo: mentre l'azienda annuncia ricorso al tribunale del Riesame l'esecutivo Monti è pronto ad un emendamento "interpretativo" al decreto salva Taranto. Ad annunciarlo il ministro dell'Ambiente Corrado Clini: l'ILVA potrà commercializzare quanto prodotto prima del decreto ed attualmente sotto sequestro. L'emendamento sarà presentato alla Camera.

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