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Favori e violazione dei segreti d'ufficio: nei guai 5 militari della Capitaneria di Porto

Avviata dalla Capitaneria di Porto di Salerno nel 2012, a seguito di un’altra in un'altra indagine che portò ad una maxi truffa agli enti previdenziali, l'inchiesta è culminata igli avvisi di garanzia

Favori, segnalazioni prima dei controlli e violazione del segreto d’ufficio. Sono questi i reati che la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania ha contestato, a vario titolo, a cinque militari della Capitaneria di Porto (tra cui anche al contrammiraglio Oreste Pallotta, già comandante del Compartimento Marittimo di Salerno ed ex comandante in seconda della Capitaneria di Porto della Campania). Lo svela il quotidiano La Città: tra i coinvolti, anche un armatore del golfo di Policastro e un brigadiere dei carabinieri in pensione.

Avviata dalla Capitaneria di Porto di Salerno nel 2012, a seguito di un’altra in un'altra indagine che portò ad una maxi truffa agli enti previdenziali, l'inchiesta è culminata igli avvisi di garanzia.  Il dato più inquietante che emerge è la sudditanza di alcuni militari nei confronti di armatori della zona. Emblematica la vicenda in cui è coinvolto il contrammiraglio Pallotta, all’epoca dei fatti comandante del Compartimento Marittimo di Salerno (da pochi mesi in pensione) che – secondo l’accusa - intervenne per “sistemare” un verbale di 3mila euro elevato ad un armatore di Casal Velino dai guardiacoste di Acciaroli. Per questa vicenda risultano indagati oltre a Pallotta anche l’ex comandante di Acciaroli Roberto Pagnozzi (attualmente in servizio a Napoli) e l’armatore Rocco Mega (che fece da tramite con l’alto ufficiale), riporta il quotidiano.

Tutti accusati in concorso tra loro di occultamento di atti (art 110, 490 in relazione al 476 del codice penale): il maresciallo Francesco Rossi, capo della sezione di polizia marittima del Circondario di Palinuro, poi, avrebbe rivelato e usato segreti di ufficio per aver riferito l’esito di una perquisizione effettuata a casa di un medico di Montecorice arrestato per associazione per delinquere, truffa e falsità ideologica. Stessa accusa per il 2° capo Raffaele Taddeo all’epoca dei fatti comandante della delegazione marittima di Casalvelino e il sottocapo Francesco Peluso che prestava servizio ad Acciaroli. Taddeo avrebbe avvisato un armatore di una ispezione che l’Inail e l’Inps stavano per effettuare a suo carico, mentre Peluso avrebbe svelato notizie riservate allo stesso armatore. Infine il brigadiere Sabatino Leo, attualmente in pensione, ma all’epoca dei fatti in servizio alla stazione di Acquavella, è accusato di non aver riferito all’autorità giudiziaria la confidenza che una donna (convivente dell’armatore di Casalvelino) gli riferì in merito a presunti maltrattamenti subiti dal convivente.

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