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Clan Ridosso-Loreto: estorsioni e agguati al vaglio del Tribunale del Riesame

Il 12 gennaio i giudici valuteranno le posizioni degli indagati coinvolti nel maxi blitz dell'Antimafia risalente allo scorso dicembre

Il Tribunale del Riesame ha fissato al prossimo 12 gennaio l'udienza per gli esponenti del clan Loreto-Ridosso, finiti in carcere dopo un maxi blitz dell'Antimafia di Salerno tra l'Agro nocerino e Castellammare di Stabia, risalente al 15 dicembre scorso. Tra gli avvocati difensori, Massimo Autieri, Pierluigi Spadafora, Caterina Faiella, Giuseppe Della Monica e Antonio Boffa. Gli indagati sono accusati di estorsione (decine gli episodi a danno di imprenditori), usura, lesioni personali e trasferimento fraudolento di valori. Accuse aggravate dal metodo mafioso. L'indagine non fu altro che il completamento di una prima attività degli inquirenti nel settembre 2015, sempre nei confronti di esponenti del clan Ridosso-Loreto. Un gruppo criminale che aveva imposto per anni il suo dominio territoriale a Scafati, grazie alle estorsioni - spesso caratterizzate da sequestri di persona, pestaggi e avvertimenti di fuoco - nei confronti di decine di commercianti e imprenditori. Il Tribunale della Libertà di Salerno dovrà rivalutare tutte le posizioni, pronunciandosi sulle misure cautelari decise dal gip in precedenza

Sono stati gli omicidi a svelare l’organigramma del clan Loreto - Ridosso. Proprio grazie alla guerra tra clan, la Dda è riuscita a mettere nero su bianco i nomi e a meglio chiarire la natura di quelle alleanze stipulate per imporre il dominio sul territorio scafatese. Una guerra che portò alla morte di Salvatore Ridosso (16 maggio 2002), fratello di Romolo, e poi di Luigi Muollo (9 settembre 2003), ritenuto il mandante del precedente omicidio. Per quello di Muollo, ci fu persino una ricompensa: dai 50 ai 100mila euro. Stando alle dichiarazioni del boss poi collaboratore Romolo Ridosso, il proposito di vendetta portò ad un’alleanza con ambienti criminali di Acerra. Una circostanza ritenuta necessaria, perché lo stesso «non si fidava più di nessuno a Scafati». A distanza di pochi anni, l’universo criminale del clan sarà ancora più chiaro. Lo stesso varrà per i ruoli: dai prestanomi, a sodali e luogotenenti. Tra gli episodi rilevanti, le estorsioni alla sala Bingo di Scafati e a quella di Pompei, con le ditte di pulizie del clan pronte a gestire tutto. Nell'indagine furono coinvolti anche esponenti dei clan di Pompei e Castellammare di Stabia

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