Contursi, “Fermiamo i bulli con un patto tra istituzioni, famiglie, scuola e terzo settore”

Seminario con l’Ordine degli avvocati di Nocera e con la testimonianza di Maria Luisa Iavarone, mamma di Arturo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Il fenomeno della baby gang in un seminario che questa mattina, sabato, ha visto presenti a Contursi Terme, presso le terme del Tufaro, tecnici e politici, ma anche la testimonianza forte di Maria Luisa Iavarone, docente della Partenope di Napoli e mamma di Arturo, il ragazzo di 17 anni che lo scorso dicembre fu accoltellato con venti fendenti, a Napoli. Da allora è nata un’azione di sensibilizzazione che la mamma di Arturo porta ovunque, nelle scuole, tra le istituzioni. Il seminario è stato organizzato nell’ambito di un confronto organizzato dal Comune di Contursi Terme, con il Dipartimento sviluppo e cooperazione Italia/Brasile Iterpoj, nell’ambito del progetto sulla legalità finanziato dalla Presidenza del Consiglio Dipartimento Gioventù e del Servizio civile, che il Comune di Contursi ha realizzato insieme alla coop sociale Tertium Millennium. Dopo i saluti del sindaco, Alfonso Forlenza, sono seguite le relazioni di Raffaele Palumbo, Presidente del Dipartimento sviluppo e cooperazione Italia/Brasile – Iterpoj sezione Italia, Lifan Dong, dello studio internazionale Dong & Partners Law Firm, Walter Tebet Filho, Procuratore di San Paolo del Brasile, Ricardo Cardozo de Mello Tucunduva, Magistrato della Corte d’Appello di San Paolo del Brasile e Presidente dell’Interpoj. Ha moderato la giornalista Margherita Siani.

Dalla repressione, e quindi da un approccio giuridico, alla necessità di costruire percorsi preventivi di sostegno alle famiglie e ai ragazzi con servizi che possano curarsi di loro, questa la linea che il Brasile sta adottando, di concerto tra le istituzioni, per cercare di arginare un fenomeno vasto in un Paese difficile. L’esperienza portata in Italia dai magistrati brasiliani ha spiegato come azioni simili inizino a dare dei primi frutti. Azioni che non sono lontane da quelle che anche il nostro Paese deve mettere in campo per fronteggiare un fenomeno, come le baby gang, il bullismo in genere, per intercettare quel disagio e quel degrado che spesso deriva dalla distanza tra figli e genitori. Il diritto italiano e brasiliano, così come è stato comparato durante il seminario dall’avvocato Dong, segue sostanzialmente la stessa logica ed individua modalità pressoché simili ovunque. Tutto si riconduce al nucleo familiare e all’attenzione e alla cura che i ragazzi hanno o devono avere dentro le famiglie.

Dagli esempi lontani a quelli vicini il passo è breve. A portarlo ai ragazzi dell’Istituto Corbino di Contursi Terme, attentissimi dinanzi alle parole dure pronunciate, è la mamma di Arturo. Racconta della banda di bulli che ha accoltellato suo figlio, di come è nata questa battaglia per sensibilizzare contro un “cancro” da estirpare con la giusta medicina perché tutti conoscano le dinamiche che si sono scatenate e che dilagano, le stesse di cui suo figlio è stato vittima. Richiama la necessità di un patto tra istituzioni, scuole, famiglia, terzo settore per fronteggiare il fenomeno e soprattutto perché si possa recuperare attenzione verso i propri figli. “Chiedete ai vostri genitori di darvi più tempo, chiedete loro di essere più presenti e meno social – dice Maria Luisa Iavarone - Cercate più limiti e regole perché sono le cose che aiutano a crescere”.

 

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