Corisa 2, lavoratori in stato di agitazione: la solidarietà di Celano

La polemica è scoppiata a seguito della comunicazione del commissario liquidatore Giuseppe Corona rispetto fine delle attività lavorative dal prossimo 1° novembre

Lavoratori del Corisa Sa2 in stato di agitazione, pronti a “dare vita ad azioni eclatanti e clamorose, solo al fine di rivendicare i propri diritti”. La polemica è scoppiata a seguito della comunicazione del commissario liquidatore Giuseppe Corona rispetto fine delle attività lavorative dal prossimo 1° novembre.

La vertenza

Una notizia che ha suscitato l’ira dei lavoratori che, con un comunicato stampa, cercano di rivendicare i propri diritti. “La modifica della Legge Regionale 14/2016 (mai attuata) circa il reinserimento del personale consortile, ha favorito manovre chiaramente propagandistiche che di fatto hanno danneggiato i lavoratori aventi diritto; in particolar modo gli operai intercantieri ed il personale amministrativo che, con grossi sacrifici, hanno tenuto in piedi la sede operativa di Scavate Caserosse: ebbene noi siamo gli ultimi pur essendo quelli che dovevano essere ricollocati per primi. E’ opportuno rimarcare, in questa sede, l’insipienza dell’azione programmatico/operativa che noi tutti aspettavamo dal costituito Eda, dal suo presidente e dal direttore generale i quali hanno dato scarso impulso affinchè non si arrivasse a questo punto. Facciamo appello alle Autorità preposte affinchè si scongiuri la perdita del lavoro di tutti noi, impegnati nel ciclo dei rifiuti da oltre 20 anni. Alle organizzazioni sindacali il dovere di sollecitare con urgenza un incontro con coloro che sono artefici di questa penosa e scandalosa situazione”.

La solidarietà

Al loro fianco si schiera il vice coordinatore provinciale di Forza Italia Roberto Celano: “Quanto sta accadendo era assolutamente prevedibile ed abbiamo tentato di evitarlo in ogni modo. Anche di recente avevamo chiesto di riunire in seduta congiunta la Commissione Ambiente e Trasparenza, ritenendo che l’assunzione dei dipendenti del Consorzio dovesse avvenire contestualmente per tutte le maestranze presso i vari Enti consorziati, temendo che i lavoratori intercantiere potessero poi trovare difficoltà di collocamento. Il comune di Salerno, invece, si è occupata di “regolarizzare” qualche centinaia di lavoratori interinali che da anni in maniera anomala “lavoravano” come fossero dipendenti a tempo indeterminato ed i lavoratori delle cooperative “cantierizzati” nei vari quartieri. Evidentemente era giusto dare risposta a tutti ma senza tralasciare le legittime aspettative di chi lavora nel ciclo integrato da svariati lustri, con il dovuto rispetto alle precedenze evidenziate dalla stessa legge in vigore. La responsabilità di tutto ciò è esclusivamente del Governatore della Regione Campania che, dapprima, allorquando era Sindaco del Comune capoluogo, in ogni modo ha ostacolato l’attuazione della provincializzazione del ciclo integrato (che avrebbe facilitato la ricollocazione di tutto il personale in base ad un piano industriale redatto e regolarmente approvato), per poi evitare con atti ostruzionistici di far partire l’Ato".

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Poi il consigliere comunale azzurro sottolinea: "L’Ato allo stato ha già da qualche anno un Presidente, avendo anche “selezionato” ormai da tempo un Direttore Generale, ancora non riesce a partire ed espletare le funzioni per cui è stato costituito. Si denuncia, inoltre, che nel mentre lavoratori storici del ciclo rischiano di essere espulsi dal mondo del lavoro, l’Amministrazione Comunale, diretta “promanazione” della gestione di famiglia dell’ex Sindaco ed attuale Governatore, tenta di introdurre nello Statuto della società Salerno  Pulita la figura del Direttore Generale per continuare a moltiplicare le possibilità di occupazioni lautamene remunerate per i soliti noti. Auspichiamo l’intervento della classe Parlamentare salernitana, a prescindere dall’appartenenza partitica, per richiedere una verifica sulla corretta attuazione di quanto previsto dalla normativa nazionale e regionale in particolare sul rispetto delle priorità di collocazione delle maestranze lavorative” conclude Celano.

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