Proteste in carcere, parla il cappellano don Rosario Petrone

Intanto, tra le richieste dei detenuti, colloqui video con i propri cari e pene alternative al carcere. A dire la sua, anche il presidente Emerito della Camera Penale di Salerno, Michele Sarno

Tensione e amarezza, per le proteste che hanno interessato il carcere di Fuorni, a seguito della sospensione dei colloqui tra i detenuti e i loro familiari, per l'emergenza Coronavirus. "Non accettiamo gli atti di violenza. Ma quella del Coronavirus è una situazione nuova per tutti. - ha detto il cappellano della casa circondariale di Salerno, don Rosario Petrone- Sicuramente non va accettato un atteggiamento del genere da parte dei detenuti, ma ovviamente c'è da considerare che questi ragazzi ristretti in carcere amplificano tutto ciò che accade all'esterno e sono spaventati. Loro hanno fatto una serie di riflessioni per timore del contagio: quando anche gli affetti più cari vengono meno, con il diniego dei colloqui, sono rimasti disorientati da un punto di vista umano, con la preoccupazione per la famiglia. Temono che gli agenti, vivendo nella società ed andando in carcere con i turni quotidiani, possano anche essere veicolo di contagio per loro. Insomma, la vicenda è da leggere da più angolazione, fermo restando a non giustificare atti di violenza. Personalmente, mi sono anche recato dalla Polizia Penitenziaria, per offrire loro conforto dopo l'accaduto".

Le richieste

Intanto, stop ai colloqui dei detenuti con familiari e avvocati, alla semilibertà, ai permessi e al lavoro esterno. Gli agenti di polizia penitenziaria di Salerno, nonostante le difficoltà, continuano a garantire servizi di qualità. Dal canto loro, dunque, i detenuti chiedono di essere dotati di video per parlare con i familiari, magari tramite collegamenti via Skype, nonchè che vengano concesse pene alternative, per salvaguardare loro stessi e gli agenti.
 

Il presidente Emerito della Camera Penale di Salerno, Michele Sarno:

I danni causati al carcere di Fuorni dai detenuti in rivolta sabato sera contro l'annuncio della sospensione dei colloqui con i familiaria ammonterebbero a centinaia di migliaia di euro.

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L'esplosione del coronavirus ha amplificato l'emergenza delle nostre carceri, c'è la necessità  di far prevalere il senso di responsabilità. Con la violenza non si raggiunge alcun risultato, tutti devono fare un passo indietro e trovare soluzioni condivise. Tra queste garantire i colloqui con i familiari, ma allo stesso tempo lo Stato deve intervenire adottando criteri risolutivi con l'istituto dell'indulto e dell'amnistia. Chi è nella fase finale della pena deve essere consentito un ritorno nelle proprie abitazioni. Il momento della responsabilità fa superare la logica della paura.
 

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