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Edmondo Cirielli

Edmondo Cirielli

Covid-19, Cirielli a #GiffoniAUnMetroDaTe: "Un nemico subdolo che si può sconfiggere"

Il Questore della Camera dei Deputati, in collegamento al direttore Claudio Gubitosi, racconta come ha trascorso le ultime settimane a casa, con la sua famiglia, dopo essere risultato positivo al virus

“Questa epidemia ci è costata cara ma ci ha fatto riscoprire un clima comunitario, con un’attenzione sempre più forte ai valori e alla famiglia”. La voce è quella del Questore della Camera dei deputati, Edmondo Cirielli (risultato positivo al coronavirus lo scorso 12 marzo) intervenuto via Skype durante il talk #GiffoniAUnMetroDaTe. In un emozionante confronto con il direttore Claudio Gubitosi, l’onorevole ha raccontato la sua forte esperienza di lotta contro il virus.

La malattia

“Sono stato contagiato, molto probabilmente, per contatto - racconta Cirielli -  Avrò toccato qualche superficie dove qualcuno avrà tossito. Questo per farvi capire come è facile contrarre il virus”. Il questore ha inoltre ricostruito i giorni subito precedenti al tampone: “A inizio marzo ho avuto una forte tosse durante la notte, ma senza febbre, e siccome avevo letto che come sintomatologia era previsto l’alzamento della temperatura pensavo si trattasse semplicemente di un forte raffreddore. Poi la domenica pomeriggio mi è salita anche la temperatura. Quindi ho capito che c’era qualcosa che non andava. Lunedì mi sono sottoposto al tampone e mercoledì sera è arrivata la conferma della mia positività al Covid19”. E continua: “Voglio fare un passo indietro, sono Ufficiale dei Carabinieri nella vita e ho studiato come si affronta, dal punto di vista militare, un’epidemia. Sapevo che andando a Roma mi esponevo a rischio tuttavia, siccome sono anche amministratore della Camera come Questore e sono responsabile della sicurezza sanitaria, ho scelto di continuare il mio compito. Quando mi è stata comunicata la mia positività al Covid, in contemporanea, mio figlio di quaranta giorni si ammala, presentando febbre molto alta. In quel momento tutte le mie granitiche certezze legate al fatto che stessi facendo il mio dovere sono crollate. Sentirsi responsabile delle condizioni della propria famiglia è stato tra gli aspetti più emotivamente pesanti e duri da affrontare. Anche la mia compagna e la figlia, dopo qualche giorno, mostravano febbre alta ma, per fortuna, i bambini reagiscono molto meglio e con più velocità alla malattia”.

La famiglia

Ed è stata proprio la famiglia la prima fonte in cui cercare la forza per affrontare questa battaglia: “Mi hanno aiutato tantissimo - ammette Cirielli - soprattutto la mia compagna: lei fa la ginecologa e da medico mi ha confortato, anche se stava peggio di me. E poi mio figlio, una vera gioia per il cuore, i bambini davvero ti danno la forza di andare avanti, di resistere. Io che da carabiniere spesso ho rischiato la vita, devo dire che stavolta non è stato facile, ma ho lottato e ce l’ho fatta, pensando soprattutto al piccolo”. Una lotta durata quasi 40 giorni: “Ho avuto paura di non farcela per una malattia così aggressiva, con sintomi altalenanti che mi mandavano davvero al manicomio. Stavo bene mezza giornata e molto male il resto. Un giorno andava meglio e quello successivo mi sentivo peggio. Sono stato tra i primi ad ammalarmi non solo in Campania ma a livello nazionale e all’inizio i medici davvero brancolavano nel buio. Il mio percorso professionale nell’arma mi ha portato molte volte a rischiare la vita, sono uno che non perde mai la calma e difficilmente si destabilizza ma, in questo caso, devo dire che la prova è stata molto più dura”. Ora però la situazione è finalmente rientrata: “Abbiamo fatto il doppio tampone dopo una settimana senza sintomi e, fortunatamente, sto bene - afferma - la figlia della mia compagna, che ha presentato febbre solo per tre o quattro giorni, risulta ancora positiva. Questo per dire come esistano asintomatici che possono trasmettere ancora il virus, quindi non bisogna abbassare la guardia”. Poi aggiunge: “A febbraio si minimizzava, si vedeva come remota la possibilità di un’epidemia ed è stato un errore. Il Sud si è salvato sulle spalle di quanto stava succedendo in Lombardia. Abbiamo approvato misure di quarantena sulla scorta di quello che succedeva al Nord e quando il virus è arrivato qui eravamo già in isolamento, terrorizzati per le notizie che si susseguivano”.

Le chiamate inaspettate

Cirielli racconta di aver “ricevuto molto affetto nel corso della quarantena, tantissimi messaggi di solidarietà e telefonate da colleghi, amici e non solo”. “Mi ha chiamato - aggiunge - il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, di cui ho apprezzato molto la sensibilità. E tantissimi sono stati i segnali di vicinanza da parte di colleghi, parlamentari e Ministri”. Il deputato confida che due persone gli sono state particolarmente vicine: “Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, che non sentivo da qualche anno”. ”Giorgia - racconta - mi ha chiamato spesso, è stata molto affettuosa, sono stato davvero contento. Una piacevole sorpresa è stata Berlusconi: nei primi 4-5 giorni della malattia, quelli più duri, mi ha chiamato di continuo e non lo sentivo da 6 anni. Mi intratteneva, faceva qualche battuta come suo solito, è stato un gesto molto bello anche sul piano umano perché inaspettato”. Non manca un piccolo appello ai giffoners: “Dico ai giovani di pensare ai loro nonni. In Lombardia, dove l’epidemia ha colpito senza misure di quarantena, un’intera generazione di 80enni è stata spazzata via: sono quelli che hanno costruito l’Italia. Cercate di limitare i contatti, rispettate le regole e se si è costretti a uscire usate la mascherina e i guanti. Bisogna essere prudenti. Non oziate tutto il tempo, utilizzate questo periodo per studiare, leggere e guardare dei bei film”.

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