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Coronavirus: voci dalla Chiesa salernitana, i pensieri per i fedeli

Abbiamo chiesto ad alcuni esponenti della nostra Chiesa locale, di lasciare un breve pensiero per i lettori

In questo momento delicato per tutti, potersi sentire più uniti e vicini aiuta a vivere con meno apprensione e più solidarietà la situazione di allarme con cui si è chiamati a confrontarsi. Dopo il videomessaggio dell’Arcivescovo Andrea Bellandi, il quale fa sentire la sua presenza paterna in mezzo al popolo salernitano, la redazione di SalernoToday ha chiesto ad alcuni esponenti della nostra Chiesa locale di lasciare un breve pensiero per i lettori.


Don Bruno Lancuba (biblista e Direttore ISSR Salerno):

«Baci, strette di mano, abbracci, incontri, uscite, aggregarsi o giocare insieme, non manifestano più la bellezza e il calore della relazione, bensì il pericolo, il rischio: è opportuno, dunque, mantenere le distanze ma senza guardarsi dall’altro, visto come ipotetico “untore”, piuttosto è bene guardare all’altro; perché anche in quest’esperienza, che ci vede tutti protagonisti, “ce la faremo insieme, solo insieme”, tra noi e con Dio, il quale, abbracciandoci, trasfigurerà la trepidazione e lo smarrimento in consolante speranza».


Don Leandro Archileo D’Incecco (Direttore Ufficio Scuola e parroco):

«Stiamo vivendo durante questa Quaresima, con il Coronavirus, una “quarantena spirituale” diversa dall’ordinario, ma preparata da Dio quale opportunità e grande grazia per riscoprire la bellezza della preghiera personale, la tenerezza di Dio nel leggere la sua Parola, il calore del vivere insieme a casa. Tutto per arrivare, nella straordinarietà del mistero, alla Pasqua di Risurrezione».


P. Ernesto Della Corte (biblista e docente):

«Un microscopico virus è arrivato e ora ci costringe tutti a riflettere: dove stiamo andando e cosa cerchiamo davvero? Corriamo impazziti e abbiamo perso il gusto della Vita, di aiutarci gli uni gli altri, di leggere un libro, la gioia di giocare con i bambini, il gusto di albe e tramonti che raccontano le meraviglie di questa Terra. È questo il progredire? Verso dove? Abbiamo lasciato che il profitto incarceri le nostre menti e chiuda i cuori, e così ci siamo privati dei valori più grandi. È tempo di grazia, ora, per tornare a vivere e non a sopravvivere. Impariamo a condividere ciò che abbiamo e che siamo, perché solo nell’unità ci salveremo tutti. Riscopriamo il silenzio, la meditazione, lo studio e la preghiera, il lavoro per vivere e non vivere per gli affari. Oggi il microscopico virus insegna a tutti che la Vita è ciò che veramente conta».


Don Enzo Serpe (Direttore Pastorale Giovanile e docente):

«Viviamo in un tempo senza dubbio carico di paura e di incertezza, ma allo stesso tempo sappiamo che Dio non ci abbandona e che sempre guida la nostra storia. Abbiamo dunque un’opportunità: è l’occasione per fermare il ritmo frenetico delle giornate e riscoprire la bellezza del lento scorrere del tempo. Accade proprio mentre viviamo la Quaresima e allora non c’è occasione più propizia per riallacciare i rapporti con Dio e con i nostri familiari nel riscoprire la bellezza di stare insieme».


Lorella Parente (teologa e docente):

«In questa nuova esperienza di vita, sentiamoci ancora di più “Chiesa”. Le porte dei luoghi sacri chiuse non significano l’interruzione del nostro cammino insieme – viene da Dio, chi lo può fermare? –, ma la necessità di andare incontro, responsabilmente, alle urgenze dell’unica grande famiglia umana, il cui bene deve essere difeso. Il pane eucaristico non è finito: è in mano ai sacerdoti che continuano a celebrare per il popolo, in attesa del suo rientro, una volta superata la situazione attuale (in cui siamo sì come esiliati, ma in casa, tra le nostre comodità – chi le ha… – non in mezzo all’oceano o in un territorio di confine!)».
 

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