Covid-19, Celano e Russomando: "Sosteniamo la petizione di Confcommercio"

La richiesta dei consiglieri comunali: "Dare la possibilità a ristoratori, pizzaioli ed artigiani che producono cibo cotto di riprendere l’attività"

"Il bravo amministratore non è colui che sospende ogni tipo di attività, pensando di partecipare ad una sorta di gara a chi è “più duro” ed a chi chiude più degli altri. Il bravo amministratore è chi decide bilanciando le esigenze di sicurezza sanitaria con la necessità di danneggiare il meno possibile il tessuto economico del territorio". Al tempo del Covid-19, i consiglieri comunali Celano e Russomando hanno deciso di sostenere con forza la petizione della Confcommercio.

La premessa

"Riteniamo che sia giusto sospendere le attività che potrebbero creare assembramenti e favorire la diffusione dei contagi. Per tale motivo, inascoltati, chiedemmo al Presidente della Regione di sospendere la prova del concorsone, tenutasi il 4 marzo, con le scuole già chiuse, con circa 1.500 partecipanti provenienti da svariate zone del Paese. Appare, però, paradossale ed ingiustificata la decisione assunta dalla sola regione Campania di vietare la consegna del cibo cotto a domicilio. Tale possibilità è riconosciuta, con l’avallo dell’OMS e dell’ISS, nel rispetto dei richiesti e necessari protocolli di sicurezza, in ogni zona del Paese ma anche nelle altre nazioni, essendo tra le pochissime attività consentite perfino in Cina. Dare la possibilità a ristoratori, pizzaioli ed artigiani che producono cibo cotto di riprendere l’attività, consentendogli di consegnare a casa dei clienti, non solo significa aiutarli a “resistere” ma avrebbe anche una motivazione di natura sociale. Nella sola città di Salerno sono censiti circa 10.000 anziani soli (di cui qualche migliaia uomini, che necessariamente si recano per il vitto da familiari o viceversa). Avere la possibilità di ricevere una pizza a casa creerebbe per loro le condizioni di rispettare con maggiore possibilità l’isolamento giustamente richiesto dalle Istituzioni".

Le contraddizioni

"Del resto - prosegue la nota - il provvedimento di divieto (solo in Campania) appare difficilmente comprensibile  e giustificabile. E’ possibile, infatti, la consegna a domicilio per gli esercizi di generi alimentari che portano la spesa a casa del cliente, per chi consegna la posta ed i pacchi, per chi consegna i latticini, per chi porta ciò che acquistiamo sul web da Amazon. Non è possibile per chi vorrebbe consegnare una pizza nel rispetto delle indicazioni previste (anche per le altre consegne a domicilio), riprendendo seppur parzialmente l’esercizio di un’attività artigianale particolarmente diffusa nel tessuto economico campano. È evidente che molti esercizi, se si prolungherà ulteriormente la chiusura forzata, avranno difficoltà poi a riaprire. Dobbiamo evitare, dunque, che il dopo virus possa essere, se possibile, perfino peggiore del momento attuale. Le Istituzioni debbono con rigore chiedere ed ottenere il rispetto delle regole, evitando però la sospensione di quelle attività che potrebbero proseguire in sicurezza, al fine di arrecare il minor danno possibile all’economia locale, pensando anche ai risvolti sociali che dovremo necessariamente affrontare. Per tali motivi sosteniamo convintamente la petizione avviata dalla confcommercio nella speranza che analoghe iniziative possano essere avviate anche da altre associazioni di categoria".


 

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