"Io positiva al Covid19, chiedo la tutela per i sanitari": intervista a Margaret Cittadino

La sindacalista: "E' necessario anche potenziare l'assistenza domiciliare: serve personale specializzato che segua i pazienti che restano a casa come me. Chi è solo, come dovrebbe agire?"

Margaret Cittadino

Il Coronavirus è sbarcato, purtroppo, anche a Salerno città. Presso l'ospedale Ruggi di Salerno, in particolare, fino a stamattina, 6 le persone già ricoverate, di cui 5 in osservazione presso il reparto Malattie Infettive e un paziente in Terapia Intensiva, le cui condizioni risultano più gravi. Ma ad aver contratto il Covid19, sono anche alcuni salernitani posti in isolamento presso il proprio domicilio, in quanto le loro condizioni di salute consentono l'alternativa alla degenza ospedaliera. Tra questi, la nota sindacalista della Cgil, Margaret Cittadino risultata positiva al tampone e attualmente presso la sua abitazione, insieme al marito. La sindacalista, infermiera in pensione che, pian piano, sta dando segni di miglioramento, ci ha raccontato in un'intervista la sua esperienza diretta con il Coronavirus, lanciando anche alcuni importanti appelli alle direzioni delle strutture sanitarie.

Margaret, quando ha scoperto di essere positiva al Covid19 e come sta vivendo questo periodo di emergenza che la tocca in prima persona?

Ho iniziato a non sentirmi bene dal 7 marzo, non ho mai avuto più di 38 di febbre, ma molti dolori e malesseri, per cui chiesi di essere sottoposta ad un tampone. Non è stato semplice ottenerlo. Sottopormi a un tampone è stata un'impresa: il medico di base non era inizialmente ben informato sul decreto, per cui non mi indicò l'iter esatto da seguire e in ospedale a Salerno la situazione era caotica, per cui ho dovuto rivolgermi al nosocomio di Sarno, dove mi hanno concesso, in tempi rapidi, il tampone e la tac toracica che ha evidenziato la polmonite interstiziale, tipica del Covid19.

In quel momento come si è sentita e come ha deciso di affrontare il  Covid19?

Ho deciso di restare a casa e di non ricoverarmi perchè l'accoglienza al Ruggi non mi ha convinta. Mi sono attrezzata a casa: ho l'ossigeno e consulto, quando occorre, un infettivologo. La spesa la porta un familiare, per cui io e mio marito restiamo a casa e non abbiamo contatti con nessuno. Sto cercando di vivere questo periodo nella maniera più tranquilla e meno nascosta possibile perchè più se se ne parla, più diventa semplice combatterlo.

Cosa pensa delle persone che, pur stando in quarantena fiduciaria, escono di casa incuranti delle norme?

Per vincere il Covid19 è necessario rispettare le norme: fondamentale  stare in casa, evitare qualsiasi contatto, specie in questo momento in cui è previsto il picco dei contagi. Un sacrificio lo si può fare al giorno d'oggi con le tecnologie e i mezzi di comunicazione: non bisogna uscire.

In merito al personale sanitario e infermieristico di cui lei fa, peraltro, parte, crede abbiano le adeguate protezioni?

E' necessario difendere il personale sanitario, medico e infermieristico che deve essere sottoposto ai tamponi innanzitutto e sentirsi tutelato, invece che "gettato" al fronte, senza precauzioni. Ora pare sia arrivata la possibilità di sottoporsi ai tamponi, ma fino a poco fa non era permesso per gli asintomatici e i sanitari erano esposti a grandi rischi. Inoltre è necessario potenziare l'assistenza domiciliare: serve personale specializzato che segua i pazienti che restano a casa come me. Chi è solo, come dovrebbe agire? A maggior ragione che gli ospedali sono pieni: urge un rafforzamento dei servizi sanitari domiciliari.

Alla nostra redazione, non resta che augurare una pronta guarigione alla guerriera.

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