Coronavirus: i sindacati invocano sicurezza per vigili, commercianti e pubbliche amministrazioni

Scendono in campo, i sindacati del territorio per invocare misure precauzionali efficaci in diverse categorie

Manca la sicurezza ed occorre maggiore attenzione contro il contagio da Coronavirus, in molte categorie di lavoratori. Scendono in campo, infatti, i sindacati del territorio per invocare misure precauzionali efficaci. Per iniziare, la Csa Salerno chiede più tutela per gli appartenenti alla polizia municipale, attraverso la fornitura di dispositivi di protezione che mettano il personale nelle condizioni di operare senza mettere a repentaglio la propria salute e sicurezza. Questo a seguito di un ordine di servizio del locale comando, che ha disposto di intensificare il controllo del territorio.

La lettera a sindaco e prefetto, a firma di Angelo Rispoli, segretario Csa

"Tale attività necessariamente espone il personale a rischio di contagio. Chiediamo di applicare questa disposizione esclusivamente quando al personale impegnato vengano forniti gli appositi Dpi, ed inoltre lo stesso venga istruito opportunamente al fine di evitare i rischi lavorativi. Inoltre apprendiamo che giustamente il ministero degli Interni riconosce agli appartenenti delle Forze di polizie statali, impegnati in queste attività, l’indennità di ordine pubblico. Chiediamo, così come previsto dalla normativa vigente, che venga riconosciuta tale indennità anche agli appartenenti agli agenti di polizia municipale impegnati nei controlli esterni in questo periodo"

I commercianti

Intanto, secondo la Filcams Cgil, gli addetti dei settori del commercio, turismo e servizi sono tutti in prima linea. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo deve essere corretto. Le attività del commercio al dettaglio previste ùpossono in larga misura non essere considerate tutte "di prima necessità" e l'approvvigionamento di prodotti alimentari può essere ugualmente garantito restringendo il nastro orario di apertura durante la settimana e chiudendo almeno la domenica. 

Parla la segretaria generale della Filcams Cgil, Maria Grazia Gabrielli

“Non possiamo far finta di condurre gli stessi stili di vita perché la situazione ci impone dei cambiamenti necessari, come sintetizzato nel messaggio #iorestoacasa. Mentre il DPCM dell'11 marzo va nella direzione opposta: continuare sempre aperto 365 giorni l’anno e h24”. Dopo l’annuncio del premier Conte dell'11 marzo e conseguente DPCM, sull’estensione a tutta Italia delle misure di contenimento del contagio da coronavirus, in diverse città, così come era già avvenuto dal mese di febbraio i supermercati sono stati presi d’assalto da tante persone terrorizzate che hanno ritenuto indispensabile fare acquisti immediati. Gli addetti del commercio - e i lavoratori dei servizi in appalto e del turismo - continuano a prestare il loro servizio spesso, come è evidente dall'azione di denuncia del sindacato e degli stessi lavoratori, lamentando il mancato rispetto delle norme di sicurezza, delle previsioni sulle distanze, dei dispositivi di protezione, del divieto di assembramento. Denunce e scene che hanno fatto il giro di televisioni e social e che dimostrano la vulnerabilità di questi luoghi di lavoro, "ma il Governo non solo non è intervenuto, ma nell'inasprire le restrizioni a tutto il paese non ne ha tenuto conto. In queste, come nelle prossime settimane, quindi, esercizi commerciali, mense, pulizie negli ospedali e nei luoghi pubblici, vigilanza, farmacie, ristorazione in concessione, resteranno attive per garantire servizi e attività che gli stessi DPCM stanno considerando servizi di pubblica utilità se non essenziali" sottolineano dal sindacato. “Se gli addetti di questi settori devono essere in prima linea, come lo sono dal 23 di febbraio, la loro tutela è una precondizione fondamentale e va rispettata e praticata con altrettanto straordinarietà- prosegue la segretaria generale- in assenza di correttivi che contemperino servizi di utilità, servizi essenziali e sicurezza, l'alternativa è il fermo e la chiusura per tutelare le lavoratrici e i lavoratori.” “Di questa situazione devono farsi carico certo le aziende, le stazioni appaltanti, i committenti pubblici e privati, ma anche le istituzioni nazionali e locali, dai Prefetti ai Governatori delle Regioni ai Sindaci, che hanno la responsabilità della salute dei cittadini.” Siamo consapevoli che dalla paura del contagio si passa alla paura di restare senza stipendio o domani senza lavoro. L'emergenza legata al Coronavirus segnerà profondamente il tessuto economico del paese con un’esposizione rilevante dei settori del turismo, del commercio e dei servizi.

Il calo delle vendite

Alla crescita delle vendite dell'alimentare fa da contrappeso negativo il calo dei consumi nel no food con centinaia di negozi che già in queste ore - con o senza Decreti - stanno comunque chiudendo o lavorando con forti contrazioni e la cui sostenibilità è difficile da prevedere. Bar, ristoranti, alberghi, l'intera filiera del turismo è già stata impattata profondamente e migliaia sono già le richieste di interventi agli ammortizzatori sociali per sostenere il reddito dei lavoratori e non disperdere professionalità. Così come, la chiusura delle scuole ha lasciato a casa fino al 3 aprile oltre 50mila addette mensa in tutta Italia.

 Le conclusioni della Gabrielli

 “Abbiamo condiviso le dichiarazioni di esponenti del Governo che hanno detto che in questa crisi nessuno perderà il lavoro, per questo auspichiamo un intervento sugli ammortizzatori in cui nessuno venga lasciato indietro a partire dalle figure più fragili del mercato del lavoro spesso invisibili, come i lavoratori stagionali, i contratti a termine, i portieri degli stabili, le colf e le badanti, gli addetti degli studi professionali. Abbiamo bisogno di rallentare oggi per ripartire domani, ma c'è bisogno di un progetto comune che guardi già ad investire sul futuro. Un futuro dove il terziario, i servizi, possono continuare a svolgere un ruolo rilevante e l'intera filiera del turismo può essere valorizzata e rilanciata come una filiera speciale e strategica per il nostro paese” 

E, infine, arriva anche il monito della Uil Fpl Salerno alle pubbliche amministrazioni, per tutelare il personale addetto alla gestione dell’emergenza e gli operatori dei servizi front-office.

Parla il  segretario della Uil Fpl Salerno, Donato Salvato

"Le pubbliche amministrazioni, in qualità di datori di lavoro, valutino tutti gli accorgimenti da adottare per i servizi pubblici in merito all’emergenza Covid-19. Queste considerazioni valgono per tutto il personale addetto alla gestione dell’emergenza e per quello destinato ai servizi di front-office, come ufficiali d’anagrafe e stato civile, assistenti sociali, personale amministrativo, tecnico, centri per l’impiego e camere di commercio, con ricezione del pubblico in ambienti sprovvisti di pareti divisorie. Bisogna provvedere all’adeguamento dei documenti di valutazione del rischio e all’immediata adozione di misure preventive, per gli aspetti logistici, organizzativi-funzionali e ovviamente per individuazione e fornitura dei dispositivi di protezione individuali e collettivi, a tutela degli operatori".

In merito ai servizi che non rientrano nelle deroghe del decreto emanato dal presidente del Consiglio, Salvato ritiene necessario "consentire celermente l’accesso allo smart working e assicurare la sanificazione periodica degli ambienti di lavoro e la messa a disposizione di dispositivi medici, considerare la possibilità di sospendere le attività interne per le oggettive difficoltà nel mantenimento degli standard di sicurezza". L’imperativo, dunque, è favorire il lavoro agile, "ad eccezione delle attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza e quelle indifferibili da rendere in presenza"

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