Magistrato arrestato per corruzione: "Quei soldi erano solo un prestito"

Il giudice della Corte d'appello di Catanzaro, finito nel mirino della DDA di Salerno, è stato interrogato dal Gip del tribunale salernitano, davanti al quale ha chiarito la sua posizione

Sarebbe stato frutto di un prestito il denaro trovato, nel corso di una perquisizione, nell'abitazione del giudice della Corte d'Appello di Catanzaro, arrestato mercoledì scorso con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. A spiegarlo è stato lo stesso magistrato nel corso dell'interrogatorio di garanzia, avvenuto nella giornata di ieri, davanti al Gip del Tribunale di Salerno, assistito dagli avvocati Agostino De Caro e Ramona Gualtieri.

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L’interrogatorio

Il magistrato, rinchiuso nella casa circondariale di Fuorni, ha chiarito le ragioni per cui si trovava con quei soldi in contanti ripresi dai filmati effettuati nel corso delle indagini, ribadendo che il denaro era frutto di un prestito documentato da un'intercettazione depositata in atti. Ha anche respinto l'accusa di essere stato legato ad un penalista di Catanzaro in una vicenda giudiziaria in cui l'avrebbe favorito. In realtà il giudice avrebbe riferito che con il penalista non c’è stato alcun intreccio illecito, tanto che in quella vicenda sono stati emessi tre ergastoli dopo che in primo grado due imputati erano stati condannati a trent'anni ed uno era stato assolto. Il giudice ha anche sostenuto che nessun provvedimento da lui adottato può essergli addebitato come illecito. Poi ha anche replicato alla contestazione secondo cui non avrebbe ammesso l'esame di un pentito, Emanuele Mancuso, per via di un presunto "rapporto intimo" con una penalista. In quel processo, in realtà – è la tesi del magistrato - furono ammessi altri cinque pentiti, mentre il collaboratore non ammesso era stato citato per fatti che nulla avevano a che vedere con quello in corso di giudizio. Lo stesso giudice ha aggiunto che in ogni caso quel processo si era concluso con una sentenza di condanna.

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