Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Magistrato "corrotto", il Riesame di Salerno: commercialista finisce ai domiciliari

E' stata ' parzialmente accolta l'istanza presentata dagli avvocati Carmine Curatolo e Sabrina Mannarino che difendono il professionista dall'accusa di corruzione in atti giudiziari nell'ambito dell'inchiesta "Genesi"

Il Tribunale del Riesame di Salerno ha riformato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del commercialista C.S e ha ordinato la custodia cautelare ai domiciliari. E' stata cosi' parzialmente accolta l'istanza presentata dagli avvocati Carmine Curatolo e Sabrina Mannarino che difendono il professionista dall'accusa di corruzione in atti giudiziari nell'ambito dell'inchiesta "Genesi" incentrata sulla contestazione di una serie di vicende di corruzione.

L'inchiesta

Protagonista della vicenda è il giudice M. P. - anch'egli attualmente ai domiciliari in un convento di Decollatura - che si sarebbe fatto corrompere da una diversi coindagati (avvocati, imputati, aspiranti avvocati, politici, figure di raccordo tra corruttori e corrotto) in cambio di denaro, derrate alimentari, prestazioni sessuali, regali preziosi, viaggi. Il 25 giugno scorso il commercialista cosentino (che lavorava anche come consulente tecnico d'ufficio) è stato arrestato dal Nucleo di Polizia Economica-Finanziaria della Guardia di Finanza di Crotone, in collaborazione con lo Scico di Roma, con l'accusa di corruzione in atti giudiziari con l'aggravante del metodo mafioso. Per l'accusa, il commercialista, insieme ad altri soggetti, avrebbe agito per corrompere l'ex presidente della seconda sezione della Corte d'Appello di Catanzaro M. P., arrestato il 15 gennaio scorso, allo scopo di ottenere una sentenza favorevole alla restituzione dell'ingente patrimonio sequestrato nel 2018 nei confronti di Antonio Saraco e dei suoi familiari. Quest'ultimo era stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla Dda di Catanzaro denominata "Itaca Free Boat", con l'accusa di fare parte della consorteria di 'ndrangheta denominata "Gallace-Gallelli-Saraco". L'arresto era stato ordinato dal gip di Salerno, su richiesta della Procura campana, perche' si riteneva sussistente il percolo di reiterazione del reato e inquinamento probatorio  

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