Covid 19: come usare l'aria condizionata

Si possono accendere i climatizzatori o bisogna subire il caldo?

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Nell’anno più incredibile che si ricordi, mancava, per chiudere il cerchio, un’estate fresca e piovosa. Da alcuni giorni, però, è scoppiato improvvisamente il caldo e tra le tante notizie circolate in tempo di lockdown, c’è anche quella che l’aria condizionata può diffondere il COVID 19. Tutto è iniziato in seguito alla pubblicazione di uno studio cinese sulla rivista Emerging Infectious Diseases che prendeva in considerazione un focolaio di contagio verificatosi in un ristorante di Guangzhou. In una delle sale da pranzo ci sono stati nove contagiati, di questi solo 4 si trovavano allo stesso tavolo del paziente uno, che proveniva, guarda caso, dalla città di Wuhan. Gli altri contagiati avevano tutti trovato posto in tavoli a qualche metro di distanza. Per i ricercatori cinesi il contagio è stato possibile grazie al flusso di aria emesso dagli impianti di aerazione che ha trasportato le goccioline cariche di virus (droplets), oltre la barriera ideologica del metro. Gli altri commensali e i camerieri si trovavano fuori dai flussi dell’aria condizionata e a distanze proibitive per il contagio. Al momento, tuttavia, non ci sono evidenze scientifiche che il SARS-CoV-2 possa essere trasmesso attraverso la circolazione dell’aria dei condizionatori. Gli stessi ricercatori cinesi ammettono qualche limite nella loro ricerca, infatti, non è stato condotto nessuno studio sperimentale per simulare quanto accaduto nel ristorante. Attenendoci alle conoscenze attuali, il contagio può avvenire per via interumana, più precisamente per via aerogena, attraverso l’inalazione dei droplet, prodotte durante un colpo di tosse, uno starnuto o semplicemente durante la respirazione, nella fase detta espirazione. Altra causa di contagio, meno frequente è per via indiretta, toccando con le mani una superficie in cui è presente il virus e in seguito toccandosi gli occhi, il naso, la bocca. Altra possibilità avviene solo in ambito ospedaliero, attraverso la formazione di aerosol durante alcune manovre mediche in pazienti infetti. Quindi l’aria condizionata in sé non trasmette il virus, ma può favorire lo spostamento a distanza ragguardevole dei droplets eventualmente infetti. Si ritorna pertanto, alle norme igienico-comportamentali da seguire: la regola delle 3 M (mascherina, metro, mani). Per l’uso dei condizionatori è utile il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità che detta le misure da seguire sia in ambito casalingo che in ambienti di lavoro. Brevemente si può affermare che garantire un buon ricircolo dell’aria aprendo frequentemente finestre e balconi, pulire frequentemente i filtri e le griglie di ventilazione, non spruzzare gel igienizzanti sui condizionatori per impedire l’inalazione di sostanze tossiche, evitare il ricircolo dell’aria, ridurre il personale lavorativo e gli assembramenti, sono provvedimenti che minimizzano i rischi e permettono un utilizzo in sicurezza degli impianti di areazione. Resta fondamentale l’uso della mascherina nei luoghi chiusi. Parafrasando il famoso romanzo storico di Remarque, mi viene da dire…niente di nuovo sul fronte coronavirus.

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