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Cronaca Pagani

"Finalmente torno a casa, ma non troverò zio": il racconto del paganese Mariano Di Palma

Il coordinatore regionale dell’associazione “Libera contro le mafie”, era stato ricoverato lo scorso 23 novembre a causa di complicazioni respiratorie legate al Covid-19

“Sono fuori. Fuori dopo venticinque giorni. Fuori da questo ospedale che aveva cominciato a prendere le sembianze di una prigione. Fuori da questa assurda avventura chiamata Covid19. Sono fuori; non senza difficoltà, non senza un periodo necessario ancora di riposo e di ripresa a casa”.  Lo racconta, su FacebookMariano Di Palma, il trentaduenne paganese uscito ieri dal Covid Hospital di Scafati a quasi un mese dal ricovero. Il coordinatore regionale dell’associazione “Libera contro le mafie”, era stato ricoverato lo scorso 23 novembre a causa di complicazioni respiratorie legate al Covid-19.

Il suo racconto 

Ho rischiato la vita con una terribile polmonite che ha aveva danneggiato dappertutto le vie respiratorie. È stato doloroso, non semplice, molto difficile recuperare un po' di respiro senza dolore. Ho dovuto lottare molto; per notti e giorni non ho dormito e mangiato, colpito da un dolore lancinante al torace. Senza l'amore e la preoccupazione di tantissime persone non avrei trovato l'energia per farcela. A tutti voi va il mio grazie infinito e pieno di lacrime di gioia: per i messaggi, le preghiere, le attenzioni che avete avuto. Non lo dimenticherò mai. Senza dottori ed infermieri qualificati, attenti e meticolosi giorno e notte non sarei ancora qui a raccontare questo. Ed è a loro che va il mio grazie più profondo. Da marzo alcuni di loro hanno fatto solo cinque giorni di vacanza. Molti sono stanchi, stressati, esausti dal vedere ogni giorno donne ed uomini entrare in reparto; nel vedere che diversi di questi purtroppo non resistono alla violenza del virus. La fragilità del sistema sanitario é tutta qui: nelle braccia e negli occhi stanchi di queste donne e di questi uomini che a stento si vedono tra tute, tripli guanti di protezione, visiere e maschere. E nonostante ciò, non si arrendono, rischiando di essere contagiati ogni giorno. Bisognerebbe alla fine di questo periodo tremendo, raccogliere le loro storie e chiedergli di essere protagonisti di una nuova stagione sociale e politica. Hanno tanta umanità, dolcezza e determinazione da insegnare e trasmettere che potrebbero davvero cambiare le cose con molto più coraggio di quanto non si stia facendo nelle aule del Parlamento. Ora si torna a casa. Alle piccole cose, alle cose importanti, all'amore, all'affetto dei miei, ai fratelli e alle sorelle di vita e di impegno che mi mancano come l'aria. Si torna a casa, cambiati, più consapevoli. Il dolore è una leva terribile, ma che insegna e cambia molte cose, amplifica i punti di vista sulla vita e sul mondo. A casa non troverò zio. E questo sarà l'amaro e il dolore di una giornata comunque piena e felice. Sentimenti contrastanti, ma carichi di intensità. Non so se ho fatto bene a scrivere e descrivere quello che ho vissuto in questo mese. Spero sia servito a far comprendere l'assurdità e la violenza di questo virus, la pericolosità anche quando si pensa di porre tutte le attenzioni dovute. Bisogna limitare e limitarsi in questo periodo, consapevoli dei sacrifici e della sofferenza economica e sociale che produrrà, ma la vita, quella sì, conta più di tutto. Un modo per riprendere risorse, energie e vitalità lo troveremo in fretta o lotteremo per questo; quando il vaccino inizierà ad essere capillare nel Paese. Nel frattempo bisogna stringere i denti, mantenere le distanze, limitare gli spostamenti, evitare di incontrare chiunque non sia necessario, evitare di frequentare qualsiasi luogo affollato. La velocità, la violenza, l'imprevedibilità del covid19 è incontrollabile, inspiegabile, imprevedibile. Spero queste ultime parole, da uno che ha vissuto appieno e fino al limite i danni di questo virus, servano a far riflettere ancora di più gli scettici; quelli che pensano che basti una mascherina per uscire e svolgere una vita normale, come se non ci fosse una pandemia globale che sta facendo milioni di vittime. Ma tornando alle cose più importanti: oggi splende il sole all'ombra del Vesuvio e sua Maestà non è mai stato così bello. E questa è la meraviglia più grande che la vita mi poteva riservare: nascere e respirare in questa terra magmatica e magnifica.

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