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"Diritti al futuro", nasce un coordinamento cittadino per affrontare la Fase 2

Volontari sanzionati, crescita vertiginosa dei soggetti a rischio, mancanza di un coordinamento istituzionale: associazioni, realtà sociali e singoli cittadini si mettono in rete

Fin dai primi giorni di lockdown, a Salerno, sono state organizzate centinaia di iniziative di solidarietà dal basso per fronteggiare - nei rioni, presso le parrocchie, nei condomini, sui social - i profondi cambiamenti e i forti disagi socio-economici imposti dall’emergenza Covid-19. Un sentimento di comunità diffuso, resistente e solidale, che si è mosso in modo spontaneo attraverso la nascita di servizi di spesa domiciliare, banchi alimentari - basti pensare agli oltre 1.100 pacchi spesa distribuiti solo dalla parrocchia di Sant’ Eustachio - sportelli gratuiti di assistenza.

L'iniziativa

Di qui la nascita di un coordinamento cittadino, “Diritto al Futuro”, per affrontare la Fase 2. “Iniziative – spiegano i promotori - rimaste slegate tra loro e che sono riuscite solo in minima parte a rispondere alla enorme richiesta – in crescita negli ultimi giorni di quarantena, segno evidente che i buoni spesa erogati dal Comune di Salerno sono già esauriti - e porsi come punto di riferimento e sicurezza sociale per i cittadini. Una mancanza di coordinamento accentuata dal vuoto istituzionale in cui ci si trova ad operare, dalla mancata comunicazione tra gli enti preposti - Comune, Protezione Civile, Prefettura, Questura - e dall’assenza di un organismo in grado di monitorare su quel che succede sul territorio”. Emblematica – secondo gli organizzatori – “la mancanza di riconoscimento di chi, sin dai primi giorni di lockdown, sta svolgendo attività di volontariato, come testimoniano gli ultimi fatti di cronaca che hanno visto alcuni giovani sanzionati nonostante le autocertificazioni attestassero le motivazioni della loro circolazione. Un ruolo delicato, quello del volontario, dall’incommensurabile valore sociale, che va invece valorizzato e tutelato a partire dai tamponi, che dovranno essere effettuati a tutte e tutti coloro che si sono attivati, nell’interesse della collettività, al fianco delle persone più fragili e marginali. Pensiamo, ad esempio, all’esperienza del Palatulimieri, dove fin dal 18 marzo varie organizzazioni stanno prestando servizio, mettendo in piedi un notevole esperimento di re-inserimento sociale, oltre che di protezione della salute dei senza fissa dimora, ospiti della struttura comunale. O alla strada, dove neanche per un attimo le unità di strada hanno abbandonato gli homeless”.

L'appello

Di qui l’urgenza di organizzarsi, riflettere e stimolare un lavoro di rete più strutturato per la Fase 2. Una rete che sia un’antenna sul territorio, in grado di individuare ed intercettare i disagi e i bisogni che rischiano di sfuggire alle istituzioni, e disinnescare la bomba sociale che rischia di esplodere nei quartieri. “Una rete capace di promuovere azioni di progettualità politica che portino a sperimentare pratiche solidali che vadano oltre il mero assistenzialismo, rilanciando nel contempo istanze fondamentali quali il diritto alla salute, alla casa, alla cittadinanza, al reddito.  Come insieme di associazioni, collettivi e singoli cittadini che in queste settimane hanno provato a fare della solidarietà e del mutualismo il proprio faro, lanciamo quindi un invito aperto a coordinarci per aprire una Fase 2 in cui reclamare diritti e dignità per tutte e tutti coloro che - purtroppo in forte aumento - sono rimasti ai margini. Vogliamo immaginare e costruire insieme l’alternativa al fianco delle persone che si organizzano, anche oltre la pandemia. Sappiamo che non possiamo essere la soluzione ad ogni problema, vogliamo però essere parte del cambiamento. Perché crediamo fermamente in un mondo in cui nessuno sia costretto a salvarsi da solo”

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