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Covid-19, studenti in piazza a Salerno: "Classi pollaio e pochi docenti, altro che rientro in sicurezza!

Decine di ragazzi e ragazze sono scesi in strada, in particolare sul lungomare cittadino, per denunciare i disagi che stanno vivendo dopo la riapertura dei plessi scolastici

Oggi in decine di città italiane, tra cui anche Salerno, gli studenti sono scesi in piazza per rivendicare un rientro a scuola che sia realmente in sicurezza. Dopo mesi di didattica a distanza, si è tornati a scuola con la mascherina e banchi monoposto per limitare i contagi, ma gli studenti con azioni di protesta davanti le proprie scuole hanno da subito denunciato: troppe classi pollaio, bus affollati e pochi professori.

Le denunce 

“Mancano spazi e docenti, il rientro sicuro sbandierato da Azzolina non esiste e lo dimostrano i già troppi casi di scuole costrette a tornare alla DAD” dichiara Antonio Genovese, segretario provinciale del Fgc che aggiunge: “Non è possibile mantenere il metro di distanza se ci sono classi pollaio e trasporti pubblici affollati. In sei mesi di tempo il governo non ha cambiato nulla, servivano spazi e assunzioni perché le mascherine e la ricreazione in classe non bastano. La didattica a distanza ha escluso migliaia di studenti dalle lezioni e gli studenti oggi sono scesi in piazza per evitare che questa diventi la normalità: bisogna garantire davvero sicurezza e diritto allo studio. A farne le spese fin ora sono stati gli studenti dei quartieri popolari e delle periferie, i figli dei lavoratori, quegli stessi lavoratori precari su cui il governo fa solo propaganda e che in molte piazze oggi erano spalla a spalla con gli studenti”.  “Di fronte alla scelta tra diritto allo studio, non garantito dalla DAD, e alla salute, messa a rischio da un rientro senza spazi adeguati e professori sufficienti, oggi gli studenti hanno scelto la lotta” sottolinea Genovese: “Servono soldi alla scuola per garantire un’istruzione di qualità per tutti, la crisi legata alla pandemia non può diventare la scusa per nuovi tagli e attacchi ai diritti degli studenti e dei lavoratori. La mobilitazione di oggi è solo il primo passo di una stagione di lotta che vedrà uniti studenti e lavoratori nelle piazze!”

"E' giunto il momento di invertire la rotta - gli fa eco Mario Novelli, coordinatore dell'Unione degli Studenti Campania - prima che sia troppo tardi! Vogliamo che i soldi del Recovery Fund vadano in investimenti in ricerca e istruzione perché dai banchi di scuola parta il cambiamento: senza attività di ricerca sulle fonti di energia rinnovabili, sul sistema di smaltimento dei rifiuti,ecc, non esisterà mai un cambiamento; se al contrario ci continuano ad insegnare le basi sbagliate del sistema vigente, se ci preparano a vivere in un mondo di incertezze e precarietà non staremo a guardare. Pretendiamo che le nostre scuole insegnino piuttosto la transizione ecologica e che l'educazione ambientale sia trasversale a tutte le materie di studio, che i nostri percorsi di PCTO vengano svolti in ambienti che rispettano la natura e i lavoratori. Se il Recovery Fund poteva essere l'opportunità per dare un'ulteriore spinta alla riconversione ecologica dell'Europa, all'azzeramento delle emissioni a breve termine, esso ha tagliato i fondi originariamente destinati al Green New Deal, il piano europeo per la sostenibilità ambientale, già di per sé insufficiente. Dai luoghi della formazione ai posti di lavoro c'è bisogno di un cambiamento radicale a livello europeo: non è giusto che esista ancora chi deve subire condizioni lavorative che mettono in serio pericolo la propria salute in aziende che sfruttano territorio e dipendenti, che intanto i più ricchi del pianeta continuino a vivere meglio degli altri e ad accumulare profitto sulle spalle altrui. Che siano loro a pagare la crisi climatica, giustizia climatica è giustizia sociale, vogliamo diritto a una vita e a un futuro di qualità per tutte e tutti, vogliamo redistribuzione delle ricchezze, azzeramento delle emissioni e riconversione ecologica del sistema produttivo, adesso!”.

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