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"Tre settimane con il Covid, poi è spuntata l'Asl": un lettore racconta la sua storia

Si chiama M.F., è salernitano. Si è sottoposto a due tamponi privatamente "perché nessuno rispondeva alle pec", poi l'Asl lo ha convocato "e sono dovuto andare di persona. Finalmente negativo al Covid, è la fine di un incubo"

La persona si chiama M.F. (autorizza al trattamento dei dati personali, previa indicazione delle iniziali), è salernitana, ha una storia di attese, sospiri, pec, "paradossi" da raccontare. Al tempo del Covid, ci contatta non solo per "esultare" dopo la notizia della agognata negatività al Coronavirus ma anche per fare luce su "21 giorni di attesa, assenza di comunicazione con l'Asl, un sistema di individuazione della rete dei contatti totalmente saltato, nel mio caso".

I dettagli

M.F. racconta il proprio calvario: “Odissea, ecco che cosa è stata la mia storia da positivo al Coronavirus. Dal 4 novembre, giorno dell'esito positivo di un tampone rapido, ho atteso fino al 29 novembre per guarire ma anche per chiudere un cerchio sanitario, burocratico. Il secondo tampone, non avendo possibilità di comunicare al lavoro che fine avessi fatto, l’ho sostenuto privatamente. E’ stato di tipo molecolare, ancora positivo. L’Asl si è fatta viva il 28 novembre, nonostante e-mail e pec inviate da me e dal medico curante. Non poteva essere sufficiente il primo test rapido: avevo dei sintomi – febbre, mal di gola forte, difficoltà respiratoria – ma inizialmente non seri. Per una settimana, la situazione è peggiorata, soprattutto perché la febbre è stata incontrollabile. Il secondo tampone era ancora positivo. Ho dovuto fare quel tampone perché nel frattempo al lavoro dovevo comunicare qualcosa".

La telefonata

"Il personale Asl si è palesato il 28 novembre, convocandomi. Non vorrei essere troppo puntiglioso ma la verità va raccontata: ho dovuto infilarmi in auto e andare di persona a fare il tampone. Mia madre, con la quale convivo, dall’inizio della trafila non manifestava sintomi ma ha dovuto fare con me 21 giorni di quarantena, senza ricevere alcuna notizia dall'Asl sul modus operandi. Quando ho fatto il tampone, nessuno mi ha chiesto un documento di riconoscimento. In teoria, potevo essere chiunque: anche mio fratello al posto mio. Non è solo un discorso di attesa ma di gestione, di procedura. La cosa che è completamente saltata è stata il tracciamento. Ho provveduto io privatamente, amichevolmente ad avvertire i miei contatti, ma nessuno ha fornito comunicazioni ufficiali alla rete degli amici/conoscenti. Né prima né dopo mi hanno chiesto chi fossero i miei contatti stretti. E’ stata segnalata esclusivamente mia madre come persona convivente ma non si arriva a monte ed a valle del problema, non c'è stato modo di ricostruire una rete che consentisse di individuare i contesti nei quali ho potuto contrarre il virus e quindi individuare potenziali, nuovi contagiati. Da poche ore mi hanno comunicato l’esito ed è negativo. E’ la fine di un incubo".

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