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Fallimento Ifil, Piero De Luca verso il processo: con lui altri sette indagati

Il primogenito del sindaco di Salerno è accusato di appropriazione indebita con la possibile "contestazione alternativa" di bancarotta fraudolenta

Appropriazione indebita con la possibile  "contestazione alternativa" di bancarotta fraudolenta qualora dovesse esserci la dichiarazione di fallimento della Ifil. Di questo è accusato Piero De Luca, primogenito del sindaco di Salerno, che, nella giornata di ieri ha ricevuto dalla Procura della Repubblica un avviso di conclusione delle indagini a suo carico. Insieme a lui sono coinvolte altre sette persone, tra cui Mario Del Mese (nipote dell'ex sottosegretario Udeur Paolo Del Mese) nell'ambito di una inchiesta relativa alla società Ifil che avrebbe pagato viaggi in Lussemburgo, di circa 23 mila euro, proprio al figlio del primo cittadino del capoluogo. La Ifil, società costituita nel 2010 con un capitale sociale di diecimila euro, in passato ha ricevuto commesse da società del gruppo del Pastificio Amato. L'inchiesta, condotta dai pm Vincenzo Senatore e Francesco Rotondo della Procura di Salerno, è nata da una costola di un'altra inchiesta sul crac del pastificio Amato.

Nell’elenco sono finiti, dunque, il figlio del sindaco di Salerno, Piero De Luca, gli amministratori "formali" della società Luigi Avino, Emilio Ferraro, Vincenzo Lamberti e Mario Del Mese (ritenuto quest’ultimo amministratore di fatto fino a giugno del 2012); quindi altre tre persone i cui nomi compaiono per la prima volta nell’inchiesta: Giuseppe jr Amato, la moglie Marianna Gatto e anche la moglie di Mario Del Mese, Valentina Lamberti.
 

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