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Truffe, beni per circa 300mila Euro sequestrati ad un "finto povero"

Beni per 300mila Euro, ossia un appartamento, un garage e conti correnti, sono stati sequestrati dai carabinieri del comando provinciale al salernitano Teddi Antonio Milo, su disposizione del tribunale di Salerno

Beni per un valore complessivo di circa 300mila Euro (nel dettaglio un appartamento ed un garage a Pontecagnano Faiano e conti correnti) sono stati sequestrati con lo strumento del sequestro anticipatorio/precauzionale ad un 57enne salernitano, Teddi Antonio Milo, su disposizione del tribunale di Salerno dello scorso 31 maggio. A renderlo noto, a mezzo comunicato stampa, i carabinieri del comando provinciale di Salerno, agli ordini del colonnello Fabrizio Parrulli e del tenente colonnello Francesco Merone.

A chiedere l'emissione del provvedimento la procura della Repubblica di Salerno (diretta da Franco Roberti) sulla base delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Centore. Milo, già noto per reati tra cui truffa, si apprende dalla nota, si sarebbe reso responsabile anche di estorsione continuata e bancarotta fraudolenta, rientrando quindi nella categoria di persone di cui al decreto legislativo 159 del 6 settembre 2011, in materia di sequestro di beni alla criminalità.

Il 57enne, aggiungono i carabinieri, allo scopo inoltre di "sfuggire o sottrarsi ai procedimenti penali e alle conseguenti condanne per la moltitudine di reati di volta in volta commessi ed accertati, si è reso protagonista di una latitanza protrattasi per oltre quattro anni tra il 2002 e il 2007 conclusasi con la sua cattura in Francia". La conseguente mancata tempestiva estradizione, aggiungono i militari, ha comportato peraltro la prescrizione di alcuni reati a suo carico. L’uomo infatti, a fronte di significativi trascorsi criminali, ha evidenziato una "situazione patrimoniale incompatibile con i redditi dichiarati (lui ed il suo nucleo familiare vivrebbero stando al dichiarato in condizioni di assoluta indigenza) tale da rendere ingiustificabili, se non grazie all’illecito accumulo con la complicità della moglie e del figlio, i beni posseduti".

 

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