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Cronaca Centro storico

Ex Convento di Montevergine, La Rocca: "Da casa di Dio a casa di Er Monnezza"

Il cantiere dell'ex Convento di Montevergine, nel Centro Storico di Salerno è invaso da rifiuti e degrado. A lanciare la segnalazione, lo storico salernitano Massimo La Rocca che funge da portavoce di una cittadina che ha notato la situazione di abbandono

Il cantiere dell'ex Convento di Montevergine, nel Centro Storico di Salerno è invaso da rifiuti e degrado. A lanciare la segnalazione, lo storico salernitano Massimo La Rocca che funge da portavoce di una cittadina che ha notato la situazione di abbandono: "Annessa al Convento c'è una piccola Chiesa con dei bellissimi dipinti ormai in gran parte rovinati dall'umidità. È vergognoso che una Chiesa storica come questa venga utilizzata a vera e propria discarica. Per non parlare dello stato degli affreschi del Pennino che ci sono sulla volta".

Degrado Montevergine Salerno/foto

"La Casa di Dio è divenuta Casa di Er Monnezza-  incalza La Rocca - Forse il nostro Convento, per ricevere le giuste attenzioni da parte dei funzionari dei Beni Culturali, avrebbe dovuto essere di fondazione borbonica, risalire insomma a 200-250 anni fa, come la Reggia di Carditello nel casertano, riguardo alla quale il Ministero si è preoccupato di vincolarla, di acquistarla (recentemente) e di farla restaurare. Il Convento di Montevergine a Salerno invece, pur essendo antico di 800 anni, non solo non è stato acquistato dal Ministero, ma non ci si è preoccupati nemmeno di vincolarlo. Viviamo insomma in un Paese dove l'anzianità non viene rispettata, non solo in termini di Esseri Umani, ma anche di Beni Culturali", ha concluso lo storico.

La storia fornita da Massimo La Rocca:

La Chiesa in questione fa parte del Convento di Santa Maria di Montevergine che, ci ricorda lo storico Vincenzo De Simone, fu fondato dall'ordine francescano femminile di Santa Chiara nel 13° secolo come Monastero di Santa Maria Maddalena, del quale la prima citazione è contenuta in un documento del 1255. Però Papa Nicolò V nel 1453  stabilisce che le monache salernitane del Santa Maria Maddalena vivano sotto la Regola di San Benedetto, sicchè il Monastero, che era stato fondato come francescano, diventa benedettino; alla fine del 16° secolo, come risulta da documenti degli anni 1595-1598, l'antico Cenobio salernitano verrà occupato dai padri verginiani, quindi assumerà la dicitura di Convento di Santa Maria di Montevergine; ricordo che i Verginiani erano una Congregazione benedettina legata all'Abbazìa di Santa Maria di Montevergine in Irpinia, Abbazìa fondata da San Guglielmo da Vercelli, che nella prima metà del 12° secolo visse a Salerno da eremita in una delle Grotte sul Colle, il quale da lui prese il nome di Sant'Eremita(anticamente Santo Romito), sul quale oggi insistono il Rione Sant'Eremita e Via Sant'Eremita, e in cima al quale oggi sorge Villa Tisi; San Guglielmo pertanto dimorò a Salerno non lontano dal sito dove sorge il Convento di cui stiamo parlando. Nel 1703 nella Chiesa si insedia la Confraternita di San Francesco della Croce, mentre nel 1716 nei locali del Convento viene istituito il Conservatorio delle Pentite, cosiddetto in quanto ospitava donne convertite dai cattivi costumi, e qui è d'obbligo un riferimento all'intitolazione originaria del Cenobio salernitano a Santa Maria Maddalena, da varie fonti antiche considerata appunto una prostituta redenta(anche se studi contemporanei vogliono che Santa Maria Maddalena fosse in realtà la moglie di Gesù!); nel 1762 il Conservatorio è detto Puellarum, forse perché alle Pentite erano state sostituite le Orfanelle; agli inizi del 19° secolo il Conservatorio sopravvisse alle leggi di soppressione napoleoniche, che portarono alla chiusura di molti Complessi monastici e religiosi salernitani, che vennero adibiti, causando gravi danni al patrimonio d'arte della città, ad altre funzioni, come quelle militari e carcerarie; nel 1900 il Conservatorio Montevergine fu affidato alle suore della Congregazione "Figlie di Sant'Anna", che accoglievano, e lo hanno fatto fino a pochi anni fa, bambine e giovinette, le cui condizioni familiari rendevano estremamente necessaria una pia opera di tutela e formazione; per circa 30 anni fino al 2009 ha ospitato anche l'associazione di volontariato "Casa Betania" diretta dal frate francescano Antonio Tomay, associazione dedita a minori in difficoltà, donne ridotte in schiavitù, ragazze-madri; ma già nel 2006 con decreto di Gerardo Pierro Arcivescovo di Salerno, il Conservatorio Montevergine era stato ufficialmente estinto. Nell’aprile 2009 la società privata Conservatorio Immobiliare s.r.l. ha acquistato l'intero Complesso monastico ad eccezione della Chiesa, la quale, da quanto mi conferma l'amica, è rimasta invece di proprietà della Curia salernitana. La Chiesa è orientata sull'asse nord-sud con Altare a nord. La Navata unica rettangolare, coperta da una Volta a Botte, presenta 2 Nicchie, di cui una ospitava una Statua lignea di Madonna col Bambino di fine 16° secolo; sulla parete sud della Navata si sviluppava un pregevole Coro ligneo pensile bombato dotato di grata(la quale consentiva a coloro che stavano dietro di essa di non essere riconosciuti da chi in basso assisteva alla messa), Coro probabilmente del 18° secolo che ebbi modo di ammirare in una Salerno Porte Aperte di qualche anno fa e che oggi risulta smontato per restauro. Un Arco Trionfale a Tutto Sesto separa la Navata dal Presbiterio quadrato coperto con Volta a Vela, nel quale nel 18° secolo fu realizzato un mirabile Paliotto d'Altare in scagliola policroma opera probabilmente di Gennaro Mannelli, un importante artista che amava a volte firmarsi "... Mannelli Salernitanus ...", un figlio di Salerno la cui abilità viene oggi riconosciuta dai critici d'arte a livello internazionale; sulla parete di fondo del Presbiterio si apre una Nicchia rettangolare in cui era collocata la grande tela raffigurante Santa Maria di Montevergine. La Navata e il Presbiterio mostrano poi sulle Volte stupendi affreschi in stile Rococò databili tra 1716 e 1728, che svolgono il tema della gloria degli ordini francescano e domenicano; tali affreschi sono riconducibili al pittore beneventano Filippo Pennino, che fu artefice anche dell'opera, detta Paradiso Salernitano, dipinta sulla Volta della Cappella del Tesoro del Duomo di San Matteo a Salerno, e la cui formazione di artista si ritiene dovuta non solo a esperienze locali, ma pure a conoscenze pittoriche di area veneta(se affreschi di pari levatura - naturalmente non in stile Rococò, ma Neorococò, altrimenti gli osservatori penserebbero che risalgono al '700 - fossero realizzati per le attuali bianche Volte ospedaliere delle Navate del Duomo di San Matteo a Salerno, gli interni del Duomo aumenterebbero in modo esponenziale la loro attrattività turistica!). 

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